Palermo, 25 gennaio 2026 – Rossella Accardo, madre di Carmelo, il giovane ucciso nel 1992 a Partinico, questa mattina ha confermato con fermezza che non intende mollare la presa sulla verità riguardo alla morte del figlio. «Continuerò a lottare, non mi fermerò finché non si farà chiarezza su tutto», ha detto ai giornalisti all’uscita del tribunale di Palermo, poco dopo le 11. Una voce che da oltre trent’anni si intreccia con processi e indagini sulla mafia locale e su una delle stagioni più buie della Sicilia.
Una vicenda ancora aperta
Il caso di Carmelo Accardo risale a marzo 1992. Il ragazzo, appena diciassettenne, fu trovato morto in un casolare fuori Partinico. Le circostanze dell’omicidio restano in parte oscure anche dopo più di trent’anni. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia locale, il giovane venne attirato con una telefonata anonima e poi colpito da diversi fendenti. Nessun colpevole certo, nessun movente chiaro: così la storia Accardo è rimasta un caso aperto, simbolo di una stagione segnata da violenze e paura.
Solo nel 2016 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha deciso di riaprire il fascicolo, grazie a nuove testimonianze. Da allora sono stati ascoltati ex affiliati ai clan del Palermitano e parenti delle vittime degli anni Novanta. Ma – come dicono fonti della procura – i risultati concreti tardano ad arrivare. «Abbiamo bisogno che qualcuno parli davvero», ha ammesso ieri uno degli inquirenti storici.
Il dolore di una madre e la richiesta di giustizia
Rossella Accardo non ha mai mollato. Udienze alle quali non manca mai, lettere alle autorità, appelli sui social. La sua battaglia è diventata un punto di riferimento per tante famiglie siciliane in cerca di giustizia. «Il tempo non cancella nulla – dice spesso a chi la incontra fuori dal tribunale – anzi, aumenta solo la voglia di sapere cosa è successo». Anche oggi, davanti a una decina di giornalisti e due troupe tv locali, Rossella ha ribadito: «La verità su Carmelo serve a tutti, non solo a me».
Nella sala d’attesa al secondo piano c’era con lei Antonino Messina, ex insegnante in pensione che conosceva Carmelo da bambino. Messina scuote la testa e dice sottovoce: «In paese si ricorda tutto ancora. Qui non si dimentica». I ricordi personali, i pezzi spezzati della comunità tornano ogni volta che la storia di Carmelo torna sulle cronache locali.
Le difficoltà delle indagini e i nuovi fronti giudiziari
Sul fronte investigativo il clima resta complicato. Negli ultimi cinque anni – spiegano dalla procura – sono emersi nuovi elementi grazie ad alcuni pentiti legati ai clan della zona tra Partinico, Borgetto e la periferia occidentale di Palermo. Ma i nodi restano irrisolti: «Ogni volta sembra che qualcosa si muova, poi torniamo al punto zero», confida un avvocato che segue da vicino le storie delle vittime della mafia negli anni Novanta.
Le udienze vanno avanti lentamente tra richieste di rinvii e scontri tra le parti. Solo nell’ultima sessione – a novembre scorso – sono stati sentiti altri due testimoni oculari dell’epoca. In aula è stato un attimo quasi silenzioso rotto da una frase sussurrata da Rossella Accardo: «Per Carmelo, per tutti quelli che aspettano ancora giustizia».
Memoria e impegno civile
Il nome di Carmelo Accardo è diventato negli anni un simbolo della ricerca della verità nella zona di Partinico. Ogni marzo, nel giorno dell’anniversario dell’omicidio, una marcia silenziosa attraversa le vie del paese fino al casolare dove fu trovato il corpo. Quest’anno – ha annunciato il sindaco Maurizio Lo Bianco – la manifestazione si terrà sabato 14 marzo con la partecipazione delle scuole locali e delle associazioni antimafia.
In chiusura Rossella Accardo ha detto senza esitazione: «Io non mi fermo. So che qualcuno sa cosa è successo». Dopo tanti anni però resta difficile mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. La ricerca della verità non si è mai fermata: nelle parole dei familiari e nei gesti semplici della comunità si sente ancora forte questo desiderio. Un caso ancora aperto che continua a segnare chi non ha smesso di chiedere giustizia per Carmelo e per tutti gli altri senza risposta.





