Palermo, 9 gennaio 2026 – “Dove c’è omertà, la mafia non si sconfigge”. Così il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, ha chiuso questa mattina la sua conferenza stampa in Tribunale, convocata alle 11. Parole nette, uscite con decisione davanti a giornalisti e addetti ai lavori che riempivano la sala. Il magistrato ha voluto tornare sul nodo cruciale della collaborazione dei cittadini nei quartieri più difficili della città, a pochi giorni dall’ultima operazione contro cosa nostra che ha portato all’arresto di otto persone tra Ballarò e Kalsa, nelle prime ore di ieri.
Omertà e paura: il freno invisibile
Durante l’incontro con la stampa, de Lucia ha più volte richiamato l’attenzione sulla scarsità di denunce e sull’isolamento in cui si trovano molti testimoni. “Solo quando la gente comincerà a parlare davvero, la criminalità potrà arretrare”, ha detto con chiarezza. Ha fatto notare un dato emerso dalle indagini: quasi nessuna delle estorsioni contestate agli arrestati era stata denunciata dalle vittime. “Non si può pensare – ha aggiunto – di vincere questa battaglia senza che i cittadini diano una mano concreta”. Nei quartieri storici l’atmosfera è ancora segnata da paura e chiusura. I negozianti spesso scelgono di pagare senza fare storie, evitando domande imbarazzanti, lasciandosi scivolare addosso minacce bisbigliate dietro il banco della frutta o lungo le stradine strette. Eppure qualcosa sembra muoversi: nelle ultime settimane due commercianti – uno in via Porta di Castro e un altro in via Roma – hanno deciso di rompere il silenzio.
Le indagini e gli arresti: un quadro ancora fragile
L’operazione messa a segno dalla Squadra mobile, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è partita alle 4 del mattino di martedì scorso. Otto i fermati, tutti legati alle famiglie mafiose di Ballarò e Kalsa e già noti agli investigatori. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 30mila euro in contanti e vari appunti con nomi e cifre: elenchi che – secondo gli inquirenti – documenterebbero il giro delle estorsioni. Il questore Leopoldo Laricchia non ha nascosto le difficoltà: “Senza qualche segnale dall’esterno sarebbe stato difficile chiudere il cerchio. Ma la paura resta forte”. Un timore tangibile fin dall’alba, quando qualche residente si affacciava ai balconi per osservare i movimenti delle forze dell’ordine, senza però sbottonarsi oltre.
Città ferma tra paura e coraggio
Nei quartieri coinvolti nell’operazione si respira un’atmosfera sospesa. I negozianti alzano le serrande con prudenza; qualcuno dà uno sguardo lungo la strada prima di accendere le luci del negozio. “Abbiamo visto troppo”, confida uno dei commercianti, preferendo restare anonimo. Nel bar all’angolo di piazza Casa Professa si parla sottovoce: anche solo pronunciare la parola mafia fa paura. Ma c’è chi come Roberto – nome di fantasia – ha scelto di non arrendersi: “Ho detto basta ai pizzi. Se tutti lo facessero sarebbe un’altra storia”. Le associazioni antiracket, soprattutto Addiopizzo, cercano di rompere questo isolamento. Ieri pomeriggio hanno affisso nuovi manifesti tra Ballarò e via Maqueda con lo slogan: “Chi denuncia non è solo”. Ma resta difficile scalfire anni di diffidenza con un semplice volantino.
La risposta delle istituzioni
Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso preoccupazione: “L’omertà è una ferita profonda nella città. Ma bisogna trovare la forza per reagire”. A proposito dei nuovi strumenti per proteggere chi sceglie di parlare, il primo cittadino ha detto che si sta lavorando per rafforzare i protocolli con Prefettura e Forze dell’ordine così da garantire anonimato e supporto psicologico ai testimoni. Da Roma è arrivato anche l’appello del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a “non abbassare la guardia” puntando su “scuola e cultura come vere armi contro questa piaga”.
Un cammino ancora lungo
La frase del procuratore (“Dove c’è omertà la mafia non può essere sconfitta”) continua a riecheggiare nei corridoi del Tribunale di Palermo. Da anni i magistrati ripetono che senza il coraggio delle denunce, senza una comunità pronta a isolare chi fa paura, nessuna operazione potrà davvero cambiare le cose. Le forze dell’ordine continueranno a girare per i quartieri popolari; le istituzioni promettono più protezione ai testimoni. Eppure quella barriera fatta di silenzi resiste ancora oggi. Solo quando si romperà davvero quel muro forse qualcosa potrà cambiare sul serio.





