Londra, 24 gennaio 2026 – Robbie Williams ha sorpreso ancora una volta. Ieri sera, durante un’intervista alla BBC Radio 2, il cantante britannico ha parlato senza giri di parole di quei trent’anni passati tra successi e cambiamenti personali. «È incredibile, mi sento un po’ il Forrest Gump del pop», ha detto, con quel tono tra la confessione e l’ironia che lo contraddistingue da sempre.
Robbie Williams: tre decenni nel cuore del pop
Seduto negli studi della BBC, poco dopo le 21.30, Robbie si è lasciato andare a un racconto che ha alternato momenti di nostalgia e leggerezza. Ha ripercorso gli esordi con i Take That: «Quegli anni erano strani, ero giovane e non avevo idea di dove sarei arrivato», ha confessato. Poi il distacco dal gruppo e la lunga strada da solista. La sua carriera è stata fatta di grandi trionfi ma anche di cadute, e lui non le ha mai nascoste: «Ci sono stati giorni in cui pensavo davvero di non farcela, ma poi una canzone o il calore del pubblico mi hanno sempre rimesso in piedi».
Il paragone con Forrest Gump gli è venuto naturale. «In certi momenti ho avuto la sensazione di attraversare tutta la storia del pop senza mai fermarmi», ha raccontato sorridendo.
Dal primo palco ai grandi stadi: tre decenni in corsa
Oggi 51enne, Williams ha fatto un bilancio dei suoi cambiamenti nel tempo. «Sono passati trent’anni dal mio primo palco», ha ricordato durante la chiacchierata con Zoe Ball. Dalla Manchester degli anni ’90 — «I miei genitori lavoravano al pub, io pensavo solo a scappare» — fino alle arene gremite d’Europa e Australia, il cantante inglese ha spiegato come sia cambiata la sua idea di successo. «All’inizio era solo frenesia e paura. Adesso mi godo ogni concerto, anche quei silenzi che prima mi facevano paura», ha aggiunto.
Ha poi acceso i riflettori sulla sua vulnerabilità: «Non sono mai stato uno da copertina lucida. Ho sempre portato sul palco i miei difetti», ha detto Williams, ricordando come nei suoi testi abbia sempre parlato apertamente di dipendenze e fragilità.
Fan di ieri e di oggi: un legame che resiste
Nel corso della trasmissione non sono mancati i riferimenti a chi lo segue da tempo e alle nuove generazioni che hanno scoperto le sue canzoni grazie ai social. «Vedere ragazzi ventenni cantare ‘Angels’ mi fa uno strano effetto», ha ammesso, quasi sorpreso dall’affetto che ancora riceve durante le sue tappe in Europa.
Il recente ritorno sui palchi – l’ultimo tour del 2025 lo ha portato anche a Milano e Roma – gli ha dato modo di riscoprire l’affetto dei fan italiani: «Mi fate sentire a casa, anche se non parlo bene la vostra lingua», ha scherzato durante la diretta.
Famiglia e carriera: l’equilibrio da ritrovare
Robbie non ha evitato di parlare anche della vita privata, aprendo una parentesi sulla moglie Ayda Field e i loro quattro figli. «Sono diventato padre quando credevo fosse impossibile per me», ha confessato con un’emozione che per un attimo lo ha bloccato.
Mettere insieme tour e famiglia? «Non è facile. A volte sembra tutto scivolarmi tra le dita, altre invece capisco che fermarsi serve davvero», ha detto con franchezza. La pandemia prima, l’età poi, gli hanno insegnato a rallentare: «Ora scelgo bene i concerti; non mi lascio più trascinare».
Futuro incerto ma ancora musica in cantiere
Alla domanda sul domani della sua carriera Robbie non si è sbilanciato troppo. Un nuovo album? «Sto scrivendo, ci sto lavorando… ma vado piano», ha rivelato alla BBC. Sta poi seguendo con attenzione il documentario prodotto da Netflix che racconta la sua vita: «Non sapevo se farlo o no. Alla fine ho deciso che era il momento giusto per raccontare tutto».
Nonostante i traguardi — oltre 80 milioni di dischi venduti — il cantante sembra voler prendersi qualche pausa dai riflettori più forti: «Mi piacerebbe restare dietro le quinte ogni tanto».
Così Robbie Williams, il suo personale Forrest Gump del pop, continua il viaggio tra musica, ricordi e futuro incerto. Con quell’ironia intatta e la lucidità di chi guarda indietro senza nostalgia e avanti senza ansia.





