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Rita Pavone firma la canzone ufficiale del Carnevale di Viareggio: gemellaggio con Napoli in mostra

Napoli, 22 gennaio 2026 – Una mostra che mescola tradizioni, colori e maschere: è questo il cuore dell’esposizione inaugurata ieri sera al Museo di San Gennaro, proprio nel centro di Napoli. Dalle 18, davanti a un pubblico variegato tra curiosi e operatori culturali, è stato ufficializzato un vero e proprio “gemellaggio” carnevalesco tra la città partenopea e alcune realtà storiche italiane legate al Carnevale. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Cultura insieme al Comitato del Carnevale Napoletano, punta a dare nuova luce alle maschere locali e a far emergere storie meno conosciute, radicate nel patrimonio popolare.

Gemellaggio tra tradizioni carnevalesche

La serata si è aperta con il saluto del direttore del museo, Luigi Iaccarino, che ha ricordato come il Carnevale rappresenti “un filo che unisce le differenze regionali attraverso la creatività”. La mostra, divisa in tre sale (l’ingresso è da via Duomo ed è libero fino al 15 febbraio), offre ai visitatori l’occasione di vedere non solo Pulcinella, simbolo indiscusso di Napoli, ma anche figure come Arlecchino, Gianduja e i costumi tipici del Carnevale di Sciacca e Viareggio. Ci sono anche documenti originali: bozzetti risalenti all’Ottocento, manifesti pubblicitari degli anni Cinquanta e abiti artigianali cuciti a mano nei vicoli della città.

Maschere, bozzetti e artigianato napoletano

Girando tra le teche illuminate emergono dettagli che raccontano una storia collettiva: la maschera di Pulcinella firmata da Antonio Petito nel 1870 – con quel suo classico cappello schiacciato –, un costume di Colombina ricamato a mano da sarte di Materdei, fotografie in bianco e nero delle sfilate in piazza Mercato negli anni Settanta. Un lavoro corale nato grazie alla collaborazione delle botteghe di San Gregorio Armeno e dell’Archivio Fotografico Caracciolo. “Abbiamo voluto restituire al pubblico la ricchezza delle nostre maschere”, ha spiegato l’assessore alla Cultura Gennaro Daniele. “Il gemellaggio con altri carnevali italiani serve proprio a far circolare storie comuni”.

Un ponte tra città diverse

L’evento coinvolge molto più che solo Napoli. Il progetto si estende ai carnevali di Venezia, Putignano, Ivrea, Cento, creando una rete culturale che prevede anche laboratori per le scuole e una sfilata comune in programma domenica 9 febbraio lungo via Toledo. “Lo scambio funziona in entrambe le direzioni”, spiega la curatrice della mostra, Lucia De Santis: “le maschere venete parlano con quelle partenopee; ogni città aggiunge un pezzo alla storia”. Tra le sale più frequentate c’è quella dove si trova il costume originale del “Re Carnevale” donato dal comitato di Ivrea insieme a un piccolo carro allegorico proveniente da Viareggio.

La reazione della città e le prospettive future

La città ha risposto subito presente. Nelle prime ore dall’apertura oltre 300 persone hanno varcato la soglia del museo. “Siamo qui per far capire davvero a nostra figlia cosa significa il Carnevale a Napoli”, racconta Maria, insegnante elementare di Forcella, mentre scatta una foto sotto il mantello di Pulcinella. Gli organizzatori sperano ora di superare i 10 mila visitatori entro la chiusura dell’esposizione. Sul futuro del progetto l’assessore Daniele si mostra prudente: “Vedremo insieme alle altre città se trasformare questa rete in qualcosa di permanente. Intanto vogliamo che la gente torni a capire il senso vero della festa”.

Un invito alla riscoperta delle radici

Tra coriandoli sparsi sul pavimento e il brusio dei bambini incuriositi dai costumi colorati, l’atmosfera è quella di una festa popolare autentica. L’invito degli organizzatori è chiaro: non solo ammirare la bellezza delle maschere ma anche riconoscere il valore dei mestieri artigiani che – spesso dietro le quinte – hanno mantenuto viva questa tradizione secolare. Il Carnevale, conclude De Santis prima di spegnere le luci nella sala centrale, “è un tesoro fragile. Solo se lo viviamo tutti insieme può davvero andare avanti”.

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