Giorgio Veneziano ha evitato di schierarsi sul cuore del referendum. Interrogato sul contenuto, ha glissato, preferendo non esprimersi. Ha scelto invece di focalizzarsi sulle procedure, sulle regole del gioco, lasciando agli altri il compito di giudicare il merito. Un silenzio pesante, che parla più delle parole.
Il comportamento di Veneziano non è passato inosservato. Non si è limitato a tacere, ma ha deciso di focalizzarsi solo sulle regole tecniche e sulla gestione amministrativa del voto. Nelle sue dichiarazioni pubbliche non ha mai affrontato il “perché” o il “cosa” del quesito referendario, ma ha parlato solo di come si svolge il processo.
Ha messo in evidenza l’importanza di rispettare le norme che regolano il referendum per garantire trasparenza ed efficacia nel meccanismo democratico. Ha evitato di schierarsi o di aggiungere commenti, quasi volesse tenersi fuori da un dibattito che rischia di dividere o polarizzare.
Questa scelta può essere letta come una volontà di mantenere un ruolo istituzionale neutrale, evitando scontri che potrebbero degenerare in polemiche politiche. Resta da vedere se manterrà questa posizione anche dopo la conclusione del voto.
Veneziano si è concentrato solo sugli aspetti pratici legati allo svolgimento del referendum. Ha ribadito la necessità di seguire scrupolosamente le procedure previste dalla legge. Per lui, garantire il corretto svolgimento delle operazioni di voto è il primo passo per conquistare la fiducia dei cittadini.
Ha parlato delle difficoltà logistiche che possono emergere in un appuntamento elettorale complesso come questo. Si è soffermato sulle misure adottate per assicurare la regolarità di ogni fase: dall’allestimento dei seggi, al controllo delle liste degli elettori, fino allo spoglio finale.
Ha inoltre sottolineato quanto sia importante comunicare in modo chiaro agli elettori. Solo così si evita confusione e si favorisce una partecipazione consapevole. Ha ricordato a chi di dovere che dietro ogni passaggio operativo deve esserci un impegno serio e costante.
La cosa più evidente nella posizione di Veneziano è il suo mancato giudizio sul quesito referendario. Non ha mosso critiche né espresso apprezzamenti sull’obiettivo politico o sociale della consultazione. Il dibattito resta dunque aperto e affidato ad altri protagonisti.
Questo silenzio sembra frutto di una scelta precisa. Prendere posizione avrebbe potuto compromettere il suo ruolo di rappresentante o di mediatore in un momento delicato. Restare neutrale evita di complicare ulteriormente la scena politica, ma può anche essere letto come un segno di incertezza o disagio.
Così Veneziano si muove su un filo sottile, tra ruolo istituzionale e pressioni politiche. La sua assenza di opinioni sul merito lascia spazio a diverse interpretazioni, ma prevale la decisione di non entrare nel merito.
Con il referendum alle porte, si attende di vedere come Veneziano agirà una volta noto l’esito. Potrebbe mantenere questa linea di prudente distacco, rafforzando un profilo istituzionale neutro. Oppure il risultato potrebbe spingerlo a un intervento più deciso.
La città si prepara a un confronto che promette tensioni e discussioni accese. Il ruolo di figure come Veneziano sarà cruciale per guidare il dibattito istituzionale e contenere eventuali scontri. La sua strategia sarà giudicata non solo a parole, ma soprattutto nei fatti.
In gioco c’è non solo il futuro immediato della consultazione, ma anche la credibilità degli organismi che gestiscono il voto. Il modo in cui saranno affrontate le prossime fasi potrà influenzare la percezione dell’intera operazione. La cautela di Veneziano potrebbe rivelarsi un punto di forza, a patto di garantire efficienza senza schieramenti evidenti.
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