Palermo, 16 gennaio 2026 – Mimmo Paladino, artista campano di fama internazionale, è arrivato ieri pomeriggio a Gibellina, nel cuore della Valle del Belìce, per partecipare all’inaugurazione della mostra a lui dedicata durante le Orestiadi 2026. L’evento, atteso e annunciato da settimane dalla Fondazione Orestiadi, segna il ritorno di Paladino in Sicilia dopo più di dieci anni. L’artista, nato nel 1948, ha varcato i cancelli del Museo delle Trame Mediterranee insieme alla moglie Lidia, accolto dal direttore artistico della fondazione, Alberto Samonà, e da una piccola folla di appassionati e studenti delle accademie.
Le opere di Paladino al centro delle Orestiadi 2026
Da oggi fino a fine marzo si potranno ammirare oltre trenta lavori scelti con cura: grandi tele, sculture in ferro e ceramica, disegni e installazioni realizzate proprio per gli spazi di Gibellina Nuova, vicino alla celebre Montagna di Sale. Gli organizzatori parlano di “un dialogo tra paesaggio e memoria”, un percorso che attraversa i temi cari a Paladino: mito, materia e il legame tra antico e contemporaneo. “Sono molto legato a questi luoghi,” ha detto l’artista durante il breve discorso inaugurale delle 17:30. “Qui la memoria non sta mai zitta; persino la pietra racconta.”
Tra le sale si è mosso un pubblico di circa duecento persone — secondo la polizia municipale presente all’ingresso — che ha osservato con calma le opere. Qualcuno ha riconosciuto i simboli ricorrenti nell’arte di Paladino: maschere in bronzo, cavalli stilizzati, riferimenti alla classicità filtrati da una sensibilità tutta mediterranea. L’evento è parte del cartellone culturale delle Orestiadi, appuntamento che da oltre quarant’anni richiama artisti italiani e stranieri a Gibellina.
Un ritorno che diventa racconto
La presenza fisica di Mimmo Paladino ha avuto un peso importante. “Non mi aspettavo un ritorno così emozionante,” ha confidato l’artista alla stampa locale. L’ultima volta qui era stato nel 2014. Stavolta è sembrato profondamente commosso: “Questa terra mi ha sempre accolto con calore e voglia di confronto. Ho portato qui lavori nuovi, mai visti prima.” Tra questi spicca una grande scultura in ferro dipinto posizionata nel cortile interno del museo: una figura alata che sembra vegliare sul paesaggio intorno.
Il direttore artistico Samonà ha messo in luce il ruolo “di ponte” tra generazioni giocato da Paladino: “Non è solo una retrospettiva; è un invito ai giovani a guardare la materia con occhi diversi.” All’inaugurazione erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui il sindaco di Gibellina Salvatore Sutera, che ha ringraziato l’artista per “aver creduto in questa città ferita ma piena di energia creativa”.
Le Orestiadi e il rapporto con il territorio
Nate nel 1981 grazie al mecenate Ludovico Corrao, le Orestiadi di Gibellina sono la risposta artistica al terremoto del 1968 che distrusse la vecchia città. Da allora — spiegano gli organizzatori — la manifestazione è diventata uno dei più importanti laboratori d’arte contemporanea nel Sud Italia. “Ogni estate il paese si trasforma,” racconta il curatore della mostra Francesco Pantaleone, “e anche d’inverno si cerca un filo che colleghi passato e presente”.
Le opere di Paladino dialogano proprio con questo contesto fragile e ricco di stratificazioni. Non è un caso che la Montagna di Sale — opera collettiva e temporanea degli anni Ottanta — faccia da sfondo ad alcune delle installazioni principali dell’artista campano.
Reazioni dal pubblico e programma della mostra
La risposta dei visitatori nelle prime ore supera le aspettative, raccontano dalla Fondazione. Alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo hanno fatto più di cento chilometri per non perdere l’occasione di vedere dal vivo le opere di Paladino. La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18; ingresso gratuito per gli under 25.
Nei prossimi giorni sono in programma laboratori didattici, incontri pubblici e visite guidate organizzate dagli studenti delle accademie siciliane. Un calendario fitto pensato per coinvolgere scuole e famiglie dell’intera provincia.
L’impressione — condivisa da molti ieri sera nel cortile del museo — è che il ritorno di Paladino abbia dato nuovo impulso alle iniziative culturali della città. E che sotto il segno della memoria e della materia Gibellina provi ancora una volta a ripartire dalle sue radici.





