Milano, 2 gennaio 2026 – Quasi 20mila persone hanno attraversato, nelle ultime settimane, gli spazi di “Cultura in Cantiere”, la rassegna che dal 10 dicembre al 1° gennaio ha animato il cantiere di Porta Nuova con mostre, laboratori, incontri e spettacoli dal vivo. I numeri ufficiali diffusi oggi dagli organizzatori confermano un interesse in continua crescita verso questa iniziativa, nata proprio nel cuore di una Milano in trasformazione, tra i grattacieli di piazza Gae Aulenti e le impalcature dei nuovi edifici.
Un cantiere aperto alla città
L’idea, spiegano gli organizzatori, è nata qualche mese fa: trasformare un’area solitamente off limits, il grande cantiere tra via Melchiorre Gioia e viale della Liberazione, in uno spazio dove la cultura potesse incontrare la città. “Volevamo abbattere quella barriera simbolica che separa chi costruisce da chi vive il quartiere – racconta Lucia Marazzi, presidente della Fondazione UrbanLab, una delle promotrici – e il riscontro ci ha davvero sorpreso”.
Già nelle prime ore del mattino del 10 dicembre si percepiva la curiosità nell’aria. In fila ai tornelli c’erano adulti e famiglie con bambini, pronti a entrare in mezzo a container colorati, installazioni e cartelloni che raccontavano la storia e il futuro della zona. Solo allora si capiva davvero la portata di un evento che ha saputo mettere insieme professionisti del settore, cittadini e passanti curiosi.
Mostre, laboratori e spettacoli: le voci dei visitatori
Il cuore dell’iniziativa sono state le mostre fotografiche e le visite guidate ai cantieri aperti. Su tutte ha colpito “Milano cresce” – la serie di scatti curata da Andrea Sorbelli – che ha portato ogni giorno centinaia di persone ad avvicinarsi a ciò che succede dietro le quinte di una grande opera urbana. “È raro poter vedere da così vicino quello che sta cambiando la città”, racconta Carlo, studente universitario arrivato dalla provincia.
Ma non c’erano solo fotografie. Tra i padiglioni temporanei si sono susseguiti laboratori per bambini, reading di poesia contemporanea con nomi come Elena Goddi e Pietro Rovati e piccoli concerti jazz al tramonto. La partecipazione è stata trasversale: “Non immaginavo tanta gente anche durante i giorni feriali”, confessa Marco Furlan, uno dei curatori delle attività per ragazzi. “C’era chi passava per una pausa pranzo diversa, chi voleva vedere lo spettacolo di marionette o ascoltare una storia”.
Porta Nuova cambia volto: la sfida della rigenerazione
Per l’assessore comunale alla Cultura Tommaso Valeri, “Cultura in Cantiere” è stato un vero esperimento di rigenerazione urbana partecipata. Il 28 dicembre pomeriggio ha visitato il sito di persona: “La sfida era portare qui un pubblico variegato – ha detto – e i numeri confermano che siamo sulla strada giusta”.
Sul piano pratico l’afflusso di quasi 20mila persone in tre settimane ha chiesto una macchina organizzativa ben oliata: steward agli ingressi, turni extra per i volontari e una logistica pronta a cambiare con il tempo (sabato 14 dicembre la pioggia battente non ha fermato chi seguiva i laboratori al coperto). Secondo le prime stime del Comune, almeno metà dei visitatori veniva da altri quartieri o dall’hinterland milanese.
Il bilancio e cosa ci aspetta
Negli ultimi giorni sono arrivati i primi bilanci a caldo. I promotori parlano di un successo “oltre ogni aspettativa”, mettendo in evidenza come questo modello possa essere replicato in altre aree in trasformazione. “Abbiamo già ricevuto richieste da Torino e Bologna”, confida Giorgia Pellicani, una delle organizzatrici storiche.
Anche alcuni residenti della zona – tradizionalmente scettici verso i cambiamenti urbanistici – hanno riconosciuto il valore sociale dell’evento. “Finalmente qualcosa che coinvolge davvero tutti”, commenta Daniela Magnani, insegnante in pensione che vive poco distante da viale della Liberazione.
Cultura e città: un legame da rafforzare
Ora che il cantiere sta per tornare chiuso al pubblico nei prossimi giorni resta però la traccia lasciata da queste tre settimane intense. Gli organizzatori hanno promesso che alcune installazioni resteranno visibili anche dopo l’Epifania; inoltre sono già previsti incontri per decidere se replicare l’esperienza entro fine 2026.
Cultura in Cantiere entra così tra quelle esperienze che dimostrano come anche una città sempre in movimento possa aprirsi davvero al dialogo con chi la abita. E a giudicare dalle parole raccolte all’uscita dai visitatori qualcosa si è mosso sul serio: “Milano ha bisogno di questi spazi – dice Paola, architetta milanese – perché senza confronto non c’è crescita”.





