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Niscemi, Comitato evento franoso: Appello urgente a Giorgia Meloni per norme concrete e immediate

Roma, 17 febbraio 2026 – Questa mattina, a Palazzo Chigi, i sindacati hanno chiesto a Giorgia Meloni di passare ai fatti e di mettere in campo misure concrete subito. Lo hanno riferito i rappresentanti sindacali al termine del confronto, che si è chiuso poco prima di mezzogiorno. L’incontro si è svolto nel cuore della capitale, in un clima di crescente tensione sulle politiche del lavoro e sulla difesa dei salari. Un tavolo che CGIL, CISL e UIL avevano chiesto da settimane e che si è fatto urgente di fronte all’incertezza che serpeggia tra i lavoratori e alle proteste che si sono moltiplicate negli ultimi giorni in vari settori.

Il nodo salario minimo: cosa chiedono i sindacati

I leader sindacali, seduti fianco a fianco nella sala verde di Palazzo Chigi, hanno consegnato alla premier un documento dettagliato. Dentro c’è la richiesta di fissare un salario minimo, rilanciare i contratti collettivi e intervenire su pensioni e precarietà. «Abbiamo chiesto interventi concreti – ha spiegato Pierpaolo Bombardieri (UIL) uscendo dall’incontro –. Serve chiarezza sui salari, sulle pensioni e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Non c’è più tempo per altri tavoli di ascolto». Fonti interne al governo dicono che l’esecutivo si prende qualche giorno per studiare la piattaforma sindacale.

Meloni apre ma mette sul tavolo la responsabilità

«La situazione è complessa, sappiamo bene le difficoltà di tanti lavoratori. Il governo vuole trovare soluzioni giuste», ha detto la premier durante il confronto, secondo chi era presente. Nessuna promessa precisa, almeno per ora. L’atmosfera non è mai diventata tesa, ma i toni sono rimasti decisi. Oltre a Meloni, erano presenti anche i ministri Orlando (Lavoro) e Giorgetti (Economia), che hanno ribadito l’importanza del dialogo sociale e hanno chiesto ai sindacati di fare la loro parte. «Siamo qui per ascoltare proposte concrete – ha sottolineato Giorgetti a metà incontro –, ma le scelte devono poter reggere nel tempo».

Dopo l’incontro: le reazioni dalla base

Non sono mancati malumori tra alcuni delegati sul fronte dei lavoratori: molti speravano in un segnale più netto da parte del governo sul salario minimo. Fuori da Palazzo Chigi, nel piazzale, un gruppo di insegnanti ha espresso tutta la sua frustrazione. «Ci sentiamo sempre messi in fondo alla lista delle priorità – dice Valeria, maestra romana presente fin dalle otto del mattino –, stavolta vogliamo fatti, non parole». Ora lo sguardo è puntato alle prossime settimane: i sindacati chiedono tempi stretti e vogliono già entro fine mese una serie di incontri tecnici precisi.

Priorità sul tavolo: cosa pretendono i sindacati

Tra le richieste principali ci sono: un taglio urgente al cuneo fiscale per aumentare lo stipendio netto; un rafforzamento dei contratti nazionali; nuovi strumenti per combattere il lavoro povero. La CGIL spinge anche per investire sulla formazione e sulla sicurezza dopo gli ultimi incidenti nei cantieri della periferia milanese. Landini (CGIL) è stato chiaro: «Non ci bastano annunci o promesse vaghe. Vogliamo risposte precise su tempi e soldi». Il governo invece sottolinea come l’attuale situazione internazionale – con una crescita lenta e vincoli europei stretti – limiti molto la possibilità di spesa.

Il vero nodo resta quello dei soldi

Il punto più difficile rimane capire dove trovare le coperture finanziarie. Secondo il Servizio Bilancio della Camera, per ridurre il cuneo fiscale servirebbero almeno sei miliardi già nel primo anno. Come mettere insieme questa cifra è ancora motivo di confronto tra ministeri dell’Economia e del Lavoro. La premier Meloni avrebbe chiesto ai tecnici di valutare tagli alla spesa o modifiche fiscali, ipotizzando anche un dialogo con Bruxelles per chiedere maggiore flessibilità.

Clima teso ma porte aperte al dialogo

Alla fine della mattinata restano distanze importanti ma nessuna rottura definitiva. Le sigle sindacali annunciano assemblee nei luoghi di lavoro e nuove mobilitazioni se non arriveranno risposte entro poche settimane. «Continueremo a chiedere misure reali – conclude Bombardieri –, serve una svolta adesso». E mentre la premier lascia Palazzo Chigi senza rilasciare dichiarazioni ufficiali, nel palazzo circola un messaggio chiaro: la partita sui salari e sui diritti è appena iniziata e la pressione sociale non accenna a calare.

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