Roma, 2 gennaio 2026 – Il Ministero della Cultura apre il nuovo anno con un evento che rappresenta una svolta per l’arte contemporanea italiana: la presentazione della ripresa della collaborazione tra Mic e Quadriennale di Roma, avvenuta questa mattina alla Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra, in via Marsala. Un luogo carico di storia, a due passi dalla Stazione Termini, scelto non a caso – come ha sottolineato il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi – “perché il dialogo tra memoria e futuro deve nascere nei luoghi simbolo della nostra identità”.
Quadriennale e Mic rilanciano l’arte contemporanea italiana
L’accordo, firmato alle 11.30 alla presenza del ministro Gennaro Sangiuliano, segna un impegno chiaro: da una parte, potenziare la promozione degli artisti emergenti e valorizzare le collezioni pubbliche; dall’altra, portare le attività della Quadriennale oltre Roma, con una serie di progetti itineranti che toccheranno almeno otto città italiane nel 2026. “Vogliamo che la Quadriennale torni a essere una piattaforma di dialogo per i giovani talenti”, ha detto Sangiuliano, ribadendo l’intenzione del Mic di puntare sulla formazione e sull’apertura internazionale delle nuove generazioni.
Dietro alle parole ci sono i fatti: circa 4 milioni di euro stanziati dalle istituzioni. Questi fondi serviranno sia a sostenere nuove produzioni artistiche sia al restauro degli archivi della Quadriennale, tra i più ricchi del paese, come ricordato dal presidente dell’ente, Umberto Croppi.
Un luogo simbolico per una nuova partenza
La scelta della Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra non è solo un omaggio alla storia del Novecento, ma anche un messaggio forte. Il palazzo, costruito tra il 1925 e il 1928 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, ospita ancora oggi le associazioni dei reduci e conserva cicatrici architettoniche e testimonianze d’epoca. “Solo confrontandoci con ciò che siamo stati possiamo capire dove vogliamo andare”, ha detto Croppi nel suo intervento.
Nel cortile interno – poco dopo mezzogiorno, tra marmi consumati e lapidi commemorative – alcuni partecipanti si sono fermati a scattare foto con i cellulari. Una scena semplice ma significativa: un modo per legare passato e presente. Lo ha notato anche una giovane artista presente all’incontro: “Esporre qui significa sentirsi parte di una storia condivisa”.
Progetti itineranti e residenze per giovani artisti
Nei prossimi mesi, ha annunciato la direttrice artistica Sara Cosulich, la Quadriennale lancerà residenze d’artista in luoghi insoliti: vecchie fabbriche, scuole chiuse, stazioni ferroviarie dismesse. L’idea è portare l’arte contemporanea fuori dai soliti spazi cittadini e coinvolgere periferie e piccoli centri. “C’è l’urgenza di decentralizzare – ha spiegato Cosulich –, solo così possiamo raggiungere nuovi pubblici”.
Le selezioni partiranno già da febbraio; si aspettano oltre 300 candidature da tutta Italia. Tra i partner ci sono istituzioni locali e fondazioni bancarie – come Fondazione Cariplo e Comune di Bologna – a conferma della volontà di costruire una rete solida.
Un investimento sul futuro del sistema artistico
Secondo le stime del Mic, grazie a questo accordo nasceranno almeno venti mostre temporanee entro fine anno in alcune delle principali città italiane, da Torino a Palermo. Il piano include anche workshop rivolti ai professionisti under 35 e una piattaforma digitale — prevista online entro marzo — dove si potranno consultare gli archivi storici della Quadriennale.
“Le istituzioni pubbliche devono essere il motore della cultura diffusa”, ha detto Sangiuliano a margine dell’incontro. “Non basta celebrare la tradizione: bisogna investire con coraggio su ciò che deve ancora venire”.
Quando alle 13 passate la sala si svuotava, qualche voce sottovoce commentava l’atmosfera: “Non si vedeva così tanta attenzione verso l’arte giovane da tempo”. Un sentimento condiviso da molti, evidente anche nei volti degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, alcuni dei quali hanno confessato: “Per noi è uno spiraglio concreto”.
Un segnale forse piccolo ma chiaro: quello di un cambiamento vero, con le istituzioni pronte a sostenere davvero la crescita dell’arte contemporanea in Italia.





