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Lino Banfi commosso: il dolore dei nonni dei ragazzi di Crans-Montana a Storie al bivio

Roma, 8 gennaio 2026 – Ieri sera su Rai 1, il pubblico di “Storie al bivio” ha vissuto uno dei momenti più sinceri di questa stagione televisiva. Lino Banfi, da molti conosciuto come il “Nonno d’Italia”, si è aperto in un racconto personale che ha toccato nel profondo spettatori e platea. Nello studio Rai di via Teulada, alle 21 in punto, Banfi ha ripercorso tappe importanti della sua lunga carriera, ma soprattutto ha condiviso le vicende private che l’hanno segnato negli ultimi anni.

Lino Banfi si racconta, tra carriera e affetti

Seduto sul divano di fronte a Giorgia Cardinaletti, la conduttrice, il celebre attore pugliese – Pasquale Zagaria all’anagrafe, 88 anni compiuti lo scorso luglio – ha parlato con il cuore. Ha ricordato soprattutto l’amore per la moglie Lucia, venuta a mancare nel febbraio 2023. “Quando mi fermo a pensare agli ultimi mesi con lei – ha detto con la voce un po’ incrinata – sembra che tutto si fermi. Si va avanti solo per amore dei figli e dei nipoti”. La regia ha fatto fermare l’inquadratura sulle sue mani strette insieme. Solo dopo qualche secondo, Cardinaletti gli ha chiesto come abbia trovato la forza di andare avanti.

Una vita dedicata alla famiglia e al pubblico

Banfi, famoso per i suoi ruoli brillanti ma anche per la sua generosità lontano dal set, ha spiegato che il calore del pubblico – “questa Italia che mi chiama nonno” – gli ha dato più forza degli applausi ricevuti nei teatri. “Ricevo messaggi ogni giorno”, ha raccontato trattenendo a stento un sorriso. “Mi scrivono che ho portato un po’ di allegria nelle loro case nei momenti più difficili. Questo mi fa compagnia”. Non è solo un attore comico: è diventato un punto di riferimento per tante generazioni. Il suo ruolo di Nonno Libero in “Un medico in famiglia” resta nella memoria collettiva. I social ieri sera hanno rilanciato decine di messaggi affettuosi con l’hashtag #NonnoDItalia.

Il racconto del dolore e la voglia di futuro

Il momento più intenso è arrivato a metà puntata, quando Cardinaletti ha chiesto se c’è stato un bivio che avrebbe voluto evitare. Banfi ha parlato dei mesi durissimi della malattia della moglie: “Quando ti dicono che non c’è più nulla da fare – ha ammesso – ti senti perso. Eppure devi restare forte, sorridere anche quando dentro hai solo lacrime”. Il silenzio nello studio è stato rotto solo da un applauso spontaneo. Ha aggiunto: “Penso a Lucia ogni giorno. Se ho un dono è stato quello di tenerle la mano fino alla fine”.

Le reazioni dei telespettatori e l’abbraccio del web

Mentre lo studio sembrava stringersi attorno a lui, sui social sono arrivati centinaia di messaggi di affetto e sostegno. Francesca da Bologna scriveva: “Grazie Nonno Lino, ci insegni sempre qualcosa con la tua gentilezza”. Più tardi Giovanni da Bari postava: “Da bambino mi facevi ridere, oggi mi fai riflettere”. Su X (ex Twitter), intorno alle 22.30 l’hashtag dedicato a Banfi era già tra i trending topic. La Rai non ha nascosto la soddisfazione: secondo i dati Auditel diffusi stamattina, oltre 4 milioni di telespettatori erano sintonizzati nella fascia 21-23.

Tra memoria privata e impegno pubblico

Non sono mancati i riferimenti all’impegno sociale: Banfi ha ricordato la recente esperienza come ambasciatore UNICEF e il suo appello per la ricerca sull’Alzheimer. “Non smetterò mai di parlare delle difficoltà dei più fragili”, ha sottolineato con fermezza. Nei prossimi mesi sarà protagonista di una campagna informativa sulle malattie neurodegenerative promossa dal Ministero della Salute.

Un ricordo che unisce generazioni

Alla fine della puntata Cardinaletti gli ha chiesto un messaggio rivolto ai più giovani: “Abbiate cura delle persone anziane. A loro basta una parola buona ogni tanto”, ha risposto Banfi quasi sottovoce. Poi si è alzato, ha stretto la mano alla conduttrice e salutato il pubblico con il suo famoso “Porca puttena!”. Un sorriso malinconico sul volto.

L’immagine di Lino Banfi commosso, ieri sera nello studio Rai carico di ricordi e affetto, resta simbolo di un’Italia che cambia ma non dimentica i suoi “nonni”. Una scena semplice e vera: lo sguardo velato di chi ha vissuto tanto e trova ancora la forza per raccontare una storia da condividere.

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