La truffa dell’olio d’oliva, sempre più bottiglie contraffatte: come evitare di cadere nella trappola

La carenza di olio d’oliva e i prezzi alle stelle hanno creato terreno fertile perfetto per i fraudolenti: ecco come riconoscere una truffa.

Se in questi giorni capita di ordinare dell’olio extravergine d’oliva al ristorante, conviene controllare attentamente l’etichetta: secondo Europol, la truffa del prodotto è diventata una “pratica comune”.

La "truffa" dell'olio di oliva: che cosa hanno scoperto
Le truffe sull’olio d’oliva stanno proliferando: come riconoscere un falso extravergine (arabonormannaunesco.it)

L’avvertimento è arrivato dopo che le autorità hanno sequestrato 260.000 litri di olio contraffatto in raid coordinati in Italia e Spagna, a novembre. Meno di due mesi dopo, a Roma, una cinquantina di ristoranti sono finiti sotto inchiesta per lo stesso motivo, suscitando nuovi allarmi. Di seguito, scopriamo come riconoscere un falso prodotto.

Truffa dell’olio d’oliva: ecco come fare per riconoscerne l’autenticità

La truffa dell’olio extravergine di oliva è purtroppo una pratica diffusa, a maggior ragione in tempi di scarsità del prodotto. Ecco perché la lotta contro questo fenomeno è diventata una priorità per le forze dell’ordine, soprattutto nei paesi produttori. Un’azione coordinata tra la Guardia Civile spagnola e i Carabinieri italiani ha portato a perquisizioni in diverse località. Secondo quanto comunicato da Europol – l’Ufficio europeo di polizia – sono state arrestate 11 persone e sequestrati 12 serbatoi contenenti 260.000 litri di olio adulterato.

La truffa dell'olio contraffatto, di che cosa si tratta
Olio d’oliva, maxi frode transnazionale tra Spagna e Italia (arabonormannaunesco.it)

Gli agenti hanno inoltre sequestrato quattro veicoli e 91 euro in contanti, oltre a prove digitali e fisiche come documenti di fatturazione ed e-mail. Tutto è iniziato da un’ispezione di un camion in Spagna che trasportava petrolio, dove sono state riscontrate diverse anomalie. Le successive indagini hanno portato all’esistenza di una società con due filiali dedite alla distribuzione internazionale di olio d’oliva adulterato, una spagnola e l’altra italiana.

A Ciudad Real, in Castilla-La Manca, un’azienda legata al processo di ottenimento degli oli lampanti sarebbe stata utilizzata per apportare modifiche ai prodotti e falsificare i documenti per commercializzarli come vergini ed extravergini. In Sicilia e Toscana, gli investigatori hanno invece ispezionato tre fabbriche sospettate di essere coinvolte in pratiche illecite. Le autorità hanno acquisito numerosi documenti fiscali ed elenchi di clienti e hanno prelevato campioni di olio.

Inoltre hanno multato una società per etichettatura irregolare dei suoi prodotti. L’Europol ha inviato in Spagna uno specialista con un ufficio mobile, consentendo rapidi confronti incrociati con i database. In questa operazione di frode alimentare, gli investigatori hanno scoperto che i produttori utilizzavano olio lampante, la variante di qualità inferiore dell’olio d’oliva, per diluire il loro prodotto con quello di migliore qualità così da ottenere parametri adeguati per consentirne il commercio.

L’olio lampante è caratterizzato da un’elevata acidità, da un sapore indesiderato e da un odore decisamente sgradevole, che lo rendono inadatto al consumo. Il termine stesso, ‘lampante’, trae origine dal suo utilizzo storico come combustibile nelle lampade ad olio. La porta d’ingresso in Europa per l’arrivo di prodotti di scarsa qualità sarebbe stato il Portogallo.

“Un mix di vari fattori, come l’inflazione generale dei prezzi, la riduzione della produzione di olio d’oliva e l’aumento della domanda, hanno creato il terreno fertile perfetto per i produttori fraudolenti – ricorda Europol – La miscelazione di olio d’oliva con alternative di qualità inferiore ha consentito ai criminali di offrire prezzi competitivi entrando nelle catene di approvvigionamento legali. E infine: “Questa pratica illegale potrebbe non solo comportare un rischio per la salute pubblica, ma anche minare la fiducia dei consumatori e quindi avere ulteriori ripercussioni economiche”.

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