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Inchiesta frana a Niscemi: la Procura di Gela avvia il pool operativo per i primi interventi

Genova, 29 gennaio 2026 – A tre giorni dalla frana di Camogli, la procura di Genova ha messo in piedi un pool investigativo per coordinare le indagini sull’evento che ha colpito il levante ligure nelle prime ore di sabato. Sotto la guida del procuratore aggiunto Francesco Pinto, magistrati e tecnici stanno cercando di fare chiarezza su cause e responsabilità. Intanto, sul posto, proseguono i controlli della polizia giudiziaria. I primi sopralluoghi si sono chiusi ieri alle 17: una squadra mista di carabinieri forestali e funzionari Arpal ha raccolto dati preziosi sulla frana, il dissesto e possibili omissioni.

Frana di Camogli, prime verifiche e ipotesi sul tavolo

Le operazioni si sono concentrate in località Ruta, a pochi chilometri dal centro di Camogli, dove il costone roccioso è franata sulla strada provinciale 333 alle 6.15 del mattino. L’area, già nota per segnali di instabilità negli ultimi anni, era stata interessata da interventi di messa in sicurezza mai portati a termine, secondo i primi documenti acquisiti dalla procura. I tecnici hanno fotografato e scannerizzato con laser la zona della frana, trovando detriti sparsi fino alla valle sottostante.

«Ora dobbiamo capire se ci sono state negligenze nella manutenzione o errori nella valutazione del rischio», ha detto ieri il procuratore Pinto a un breve incontro con i giornalisti a Palazzo di Giustizia. I magistrati stanno valutando se iscrivere nomi nel registro degli indagati – al momento nessuna decisione definitiva – e stanno passando al setaccio gli atti relativi agli appalti degli ultimi tre anni.

Enti locali e società sotto la lente: via ai controlli sui documenti

Gli investigatori hanno già chiesto copia dei progetti esecutivi e delle ordinanze emesse dal Comune di Camogli tra il 2022 e il 2025. Fonti interne dicono che nei prossimi giorni verranno sentiti i responsabili dell’ufficio tecnico comunale e alcuni dirigenti della EdilRiviera Srl, l’impresa incaricata dei lavori. «Vogliamo capire quali informazioni avesse l’amministrazione», spiega un carabiniere forestale impegnato nei rilievi, «se ci fossero stati monitoraggi regolari o segnalazioni urgenti ignorate».

Da una prima ricostruzione emerge che la zona era classificata “a rischio medio” nel piano regionale contro il dissesto idrogeologico. Risorse erano state chieste per un intervento più deciso ma bloccate da vincoli di bilancio. Nel pomeriggio il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha dichiarato: «Siamo pronti a collaborare e forniremo alla procura tutta la documentazione sulle opere finanziate o programmate».

Strada chiusa e cittadini isolati: crescono disagi e polemiche

La strada provinciale 333 resta sbarrata tra Camogli e Ruta da sabato mattina. Così restano tagliati fuori circa 400 residenti tra frazioni collinari e agriturismi. I vigili del fuoco tengono un presidio fisso; ieri mattina alcune famiglie hanno chiesto aggiornamenti sui tempi della riapertura. «Vogliamo sapere quando potremo tornare a muoverci senza rischi», racconta Anna Rossi, che gestisce un bed & breakfast vicino al luogo del crollo. Nel frattempo sono partiti bus navetta per collegare le zone isolate al centro città; la Croce Verde ha organizzato consegne straordinarie di farmaci e generi alimentari.

Il sindaco Francesco Olivari assicura che le squadre tecniche lavorano “senza sosta” per trovare una viabilità alternativa entro fine settimana. Ma tra i cittadini non mancano dubbi né qualche rimpianto. C’è chi si interroga sulle cause della frana e chi punta il dito contro le priorità delle amministrazioni passate.

L’inchiesta avanti: attenzione su carte, perizie e materiali

Il pool della procura continuerà a lavorare nelle prossime settimane con ingegneri strutturisti e consulenti nominati d’ufficio. L’obiettivo è redigere una relazione dettagliata sulla dinamica del distacco, tenendo conto anche delle piogge cadute nei giorni precedenti – secondo Arpal, tra venerdì sera e sabato mattina sono caduti 28 millimetri in tre ore – oltre alle condizioni geologiche riscontrate.

Si attendono anche gli esiti delle analisi sui materiali raccolti nell’area franatoio; decisivo sarà pure lo studio dei bandi pubblici e dei contratti degli ultimi anni. Solo allora sarà possibile fare ipotesi più precise sulle responsabilità come spiega uno degli investigatori: «Dobbiamo vedere il quadro completo, serve pazienza».

In procura garantiscono la massima trasparenza nell’inchiesta. Non si lascerà nulla al caso: «Vogliamo capire dove si è spezzata la catena delle tutele», ribadisce Pinto. Intanto l’attenzione resta alta sulla sicurezza delle strade liguri e sulla gestione del territorio regionale, già segnato da eventi simili negli ultimi anni.

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