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Il Futuro della Rai e la Difesa della Libertà di Informazione nel Nuovo Libro di Floridia

Roma, 13 febbraio 2026 – In un clima sempre più teso, con crescenti minacce alla libertà di informazione, l’appello a proteggere il diritto a un’informazione libera e pluralista si fa sentire con forza da ogni parte. Oggi, nel cuore di Roma, istituzioni, associazioni di categoria e cittadini comuni hanno ricordato quanto sia fondamentale per la nostra democrazia il ruolo dei giornalisti e la tutela delle fonti. In via delle Botteghe Oscure, alle 10.30, un presidio davanti alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha lanciato un messaggio chiaro e deciso: “Non lasciateci soli”.

Libertà di informazione: una battaglia che riguarda tutti

Il dibattito non è solo italiano, ma si inserisce in un quadro europeo. A Bruxelles, poche settimane fa, il Parlamento Ue ha rilanciato l’idea di una legge più dura contro le pressioni sulle redazioni e le querele bavaglio. Da Roma, la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante ha ribadito con forza: “La libertà di informazione non è un privilegio per pochi, ma un diritto dei cittadini. Chi cerca di limitarla non compie gesti isolati”. Non sono mancate critiche alla politica, invitata a muoversi senza indugi. “Servono garanzie reali su pluralismo e accesso alle fonti – ha detto Costante – perché senza queste basi ogni democrazia vacilla”.

Intorno alla sede della Fnsi si respira una tensione palpabile tra i giornalisti. Le minacce e le intimidazioni aumentano. Secondo l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione, solo nel 2025 si sono contati ben 379 episodi contro operatori dell’informazione, dai piccoli centri fino ai grandi quotidiani.

Da Regeni ai media locali: la libertà sempre sotto attacco

La memoria di Giulio Regeni e delle inchieste difficili resta impressa nella coscienza collettiva. Proprio ieri, in piazza Montecitorio, alcuni giornalisti hanno ricordato le pressioni subite seguendo quel caso delicato, tra reticenze istituzionali e ostacoli giudiziari. Non è un fatto isolato. A Catania, due settimane fa il direttore di una emittente locale ha denunciato atti vandalici contro la redazione: “Le serrature erano bloccate con la colla – ha raccontato – un messaggio chiaro rivolto a noi”.

Dalla Calabria arrivano segnali simili: a Reggio Calabria una cronista del Quotidiano del Sud ha ricevuto minacce anonime dopo aver pubblicato un’inchiesta sui rapporti tra amministratori pubblici e imprese locali. La procura ha aperto un fascicolo ma – confida un collega che preferisce restare anonimo – “la paura resta anche dopo le denunce”.

Tra digitalizzazione e fake news cresce la sfida

Non è soltanto la violenza fisica a preoccupare i giornalisti oggi. Con la digitalizzazione dei media emergono nuove minacce: doxing, campagne denigratorie online, diffusione di fake news usate per danneggiare professionalmente o personalmente i cronisti. “Dopo il nostro articolo sulle mafie online abbiamo ricevuto decine di mail anonime”, racconta Francesca Vignola del Fatto Quotidiano. L’Ordine dei Giornalisti chiede interventi concreti per fermare questi attacchi digitali. Si parla di cyberbullismo verso i cronisti e tentativi organizzati per screditarli.

A livello europeo si guarda con attenzione all’European Media Freedom Act, ora in discussione. L’obiettivo è rafforzare la protezione dei giornalisti e assicurare che restino liberi da pressioni politiche ed economiche.

L’informazione libera è il cuore della democrazia

Difendere la libertà di informazione non è solo una questione tecnica o sindacale: “È una questione di civiltà”, sottolinea Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati. “Dove manca il giornalismo libero cresce il rischio che la verità venga nascosta”. A confermare questo allarme c’è anche l’ultimo rapporto di Reporter Sans Frontières, che nel 2025 ha fatto scivolare l’Italia al 46° posto nella classifica mondiale sulla libertà stampa (su 180 Paesi).

Ma cosa vuol dire tutto questo per chi non lavora nelle redazioni? Giulia Sbaraglia, cronista romana, lo spiega così senza giri di parole: “Significa poter sapere davvero cosa succede intorno a noi”. E conclude: “Solo così possiamo scegliere davvero”.

Nel pomeriggio davanti al Campidoglio alcuni studenti universitari hanno distribuito volantini dal titolo netto: “Difendere la libertà dei media è difendere la nostra libertà”. L’appello a non voltarsi dall’altra parte – anche quando le minacce sembrano lontane – resta forte più che mai. Perché solo restando vigili insieme potremo continuare ad avere domani un’informazione libera da paure e censure.

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