Roma, 25 gennaio 2026 – “Non l’ho visto al funerale. Era tutto preso a parlare con i giornalisti.” Così, quasi a voce bassa, una delle parenti più strette di Giuliano Silvestri, il docente universitario scomparso sabato scorso, ha commentato la mancanza – o meglio, la scarsa presenza – di un collega accademico al rito funebre che si è svolto ieri mattina, poco dopo le 10, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. Un’osservazione pronunciata all’uscita, in mezzo a visi stanchi e abbracci trattenuti. Un dettaglio che potrebbe sembrare insignificante. Ma in quei momenti ogni sfumatura pesa.
Il silenzio e le emozioni in chiesa
In una mattina fredda e limpida di gennaio, familiari, amici, diversi docenti della Sapienza e alcuni ex studenti si sono radunati nei banchi della storica basilica romana. Il silenzio era rotto solo dal pianto sommesso di una delle nipoti. Intanto le voci di chi scambiava brevi commenti su quanto accaduto si facevano più rare. “Giuliano era una persona riservata, non avrebbe mai voluto troppe scene”, ha detto uno dei colleghi più anziani del dipartimento di Filosofia. Eppure l’attenzione non è mancata: fuori dalla chiesa c’erano fotografi appostati e troupe televisive pronte a seguire la breve processione verso la bara.
Intorno alle 11, con la chiesa ormai vuota, è nata tra i parenti una certa irritazione. “C’erano persone che sembravano venute più per farsi vedere che per altro, almeno così è parso a noi”, ha confidato un parente a voce bassa. Sul sagrato si sono notate assenze improvvise. Uno dei professori spesso menzionati sui giornali non era tra i presenti. “Era fuori a rilasciare interviste”, hanno raccontato alcuni testimoni. Solo allora è venuto fuori un malumore sottile ma diffuso.
I media e il funerale: un equilibrio difficile
Il funerale di Silvestri era stato annunciato dal dipartimento con una breve nota inviata la sera prima. “Cerimonia riservata ai familiari e agli amici più stretti”, diceva il comunicato senza entrare nei dettagli. Ma la presenza dei media sembrava ormai inevitabile: dalle prime ore del mattino, reporter delle principali testate nazionali si erano posizionati tra piazza San Lorenzo e via di Campo Marzio. Alcuni passanti hanno raccontato di telecamere già puntate alle otto del mattino.
Una studentessa laureanda in Scienze della Comunicazione, Martina, ha descritto così la scena: “Alcuni professori sono arrivati in gruppo; altri invece si sono tenuti un po’ più in disparte. Ho visto un collega uscire spesso per parlare con i giornalisti. I parenti lo guardavano da lontano”. Le reazioni non si sono fatte attendere: “Avremmo voluto un momento più raccolto”, ha detto la moglie del docente dopo la cerimonia.
Privacy violata? Il dibattito torna d’attualità
Questa presenza invadente dei media in un momento tanto delicato riporta alla luce il tema del confine tra cronaca e rispetto della privacy. Negli ultimi anni, soprattutto dopo casi simili come quello della famiglia Moriconi nel 2023, si è parlato molto di come l’assedio dei giornalisti possa rovinare i funerali. “Ogni famiglia ha diritto al proprio dolore, senza telecamere addosso”, aveva sottolineato allora l’avvocato Luca Fenili.
Anche stavolta il clima è rimasto teso. “Non sappiamo nemmeno se lui avrebbe voluto tutto questo clamore”, ha commentato un nipote uscendo dalla chiesa. Non sono mancati segnali di fastidio verso chi, secondo alcuni parenti, ha cercato visibilità proprio in un’occasione tanto delicata.
Parole trattenute e silenzi pesanti
Mentre il corteo funebre si disperdeva nei vicoli del centro storico – erano passate da poco le 12 – restavano nell’aria parole non dette e sguardi trattenuti. Qualcuno si è fermato a prendere un caffè al bar della libreria dietro l’angolo; altri sono saliti velocemente sulle auto parcheggiate lungo via del Corso. Una giornata come tante? Forse no.
Un collega più giovane ha confessato: “Non so se tutti abbiamo saputo comportarci nel modo giusto. Alcuni gesti lasciano il segno”. In quella mattina d’inverno però, sembrava che il dolore per questa perdita chiedesse solo rispetto e silenzio – qualcosa che non tutti, stando ai racconti raccolti fuori da San Lorenzo in Lucina, sono riusciti a garantire davvero.





