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Gabriele Vagnato lancia l’appello: organizziamo eventi musicali per aiutare il Sud devastato dal ciclone

Roma, 26 gennaio 2026 – «Organizziamo eventi musicali proprio lì», confida a mezza voce Elena Rossetti, una delle responsabili dell’associazione Oltre il Ponte. Era un venerdì di gennaio, quando l’idea è nata attorno ai tavolini ancora pieni di polvere di un locale nella periferia est della capitale. Un posto che, solo otto mesi fa, è stato travolto dall’alluvione che ha messo in ginocchio Tor Sapienza, lasciando dietro case da svuotare, strade fangose e la domanda di sempre: come ripartire?

Eventi musicali e raccolta fondi per la ricostruzione

L’iniziativa, partita quasi per caso, come ricorda Rossetti, si è subito trasformata in qualcosa di concreto: concerti dal vivo e serate a tema per raccogliere fondi destinati alla ricostruzione dei quartieri colpiti dall’alluvione. «Non servono grandi promesse, ma cose vere», spiega l’attivista, mostrando sul cellulare le prime foto dei lavori in corso nei vicoli tra via Collatina e via di Tor Cervara. «Abbiamo visto la gente darsi da fare già il giorno dopo l’emergenza. Ora vogliamo che si sentano meno soli.»

La prima serata è in programma per il 9 febbraio alle 20:30. Sul palco saliranno gruppi locali come i Ragazzi del Fiume e la cantautrice Giulia Sassi. L’ingresso sarà gratuito, ma durante la serata si raccoglieranno donazioni. «Ogni euro servirà per interventi precisi: rifare i pavimenti delle scuole elementari o sistemare il campo da basket del quartiere», precisa Rossetti.

Una comunità provata ma determinata

Nel quartiere restano evidenti le tracce dell’alluvione di maggio. Basta guardare negli occhi di chi abita in via Adige o nelle case popolari intorno al Parco di Tor Sapienza: si vede ancora molta stanchezza. «La notte sento ancora l’acqua salire», confessa Riccardo Palmieri, gestore di un bar storico. «Ma vedere i ragazzi muoversi per fare qualcosa dà speranza a tutti.»

L’associazione Oltre il Ponte – nata nel 2019 per progetti sociali e inclusivi – ha visto crescere il numero dei volontari dopo il disastro. Giovani, pensionati, studenti delle superiori: c’è chi organizza gli eventi, chi cucina piatti da vendere (pasta al forno e polpette fatte in casa), chi tiene i conti. «Non ci serve molto: gli strumenti li portano gli artisti, le casse le mette il municipio», racconta Giacomo Tosi, studente universitario e volontario.

Il sostegno delle istituzioni e il coinvolgimento degli artisti

Dal Campidoglio sono arrivate parole di sostegno. L’assessora alla Cultura Francesca Cesari ha detto che il Comune «seguirà con attenzione tutte le iniziative che vogliono restituire spazi vivi e sicuri ai cittadini». Al momento non ci sono finanziamenti diretti, ma almeno c’è la disponibilità ad agevolare permessi e burocrazia. «Servono risposte veloci e concrete», sottolinea Cesari.

Dal mondo musicale romano non sono mancati appelli solidali: «Se mi chiamano vengo anche gratis», dice Enrico D’Ambrosio dei Mokado. Un segnale chiaro che la solidarietà va oltre i confini della zona colpita. «Queste occasioni servono a mantenere alta l’attenzione su chi rischia di essere dimenticato subito dopo i titoli dei telegiornali», rimarca Rossetti.

Prospettive: una lunga strada verso la normalità

I numeri della ricostruzione restano incerti: secondo la Protezione Civile, tra maggio e dicembre sono stati messi in sicurezza 17 edifici pubblici e 5 scuole nella zona est della città. Restano però decine di case private ancora in attesa di risarcimenti assicurativi e aiuti pubblici.

«L’obiettivo è andare avanti passo dopo passo», dice Rossetti. Nel frattempo si aspetta la risposta del quartiere agli eventi musicali. L’ingresso libero è un invito aperto a tutti: «Siamo una comunità – ripete spesso Palmieri dietro al banco del suo bar – anche adesso che abbiamo ferite aperte.» Gli organizzatori hanno già fissato altre due date a marzo e aprile. E se andrà bene? «Allora torneremo a ballare ogni mese», sorride Elena Rossetti.

Così, tra scatoloni pieni di amplificatori e volantini appena stampati, la ricostruzione passa anche da una chitarra e una batteria. Da un applauso sincero e qualche moneta raccolta in una scatola. Forse non basterà a sistemare tutto subito, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

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