Roma, 10 gennaio 2026 – È arrivata la presa di posizione ufficiale dell’Ambasciata francese in Italia sulla questione che in questi giorni ha infiammato il confronto tra Roma e Parigi: la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia per un cittadino francese indagato per riciclaggio internazionale. Stamattina, poco dopo le 11, l’ufficio stampa dell’ambasciata ha diffuso una nota sintetica: “Respinta la nostra domanda”. Eppure, fonti della Farnesina confermano che “una risposta formale, almeno fino a ieri sera, non era mai arrivata”.
Tensione diplomatica tra Italia e Francia
Tutto è cominciato lo scorso dicembre, quando il Ministero della Giustizia italiano ha inviato la richiesta ufficiale – protocollata il 22 dicembre – indirizzata all’ambasciatore Éric Danon e al Quai d’Orsay. Ora la vicenda rischia di trasformarsi in un vero e proprio caso diplomatico. Da ambienti giudiziari di Piazzale Clodio filtrano conferme: nella documentazione spedita a Parigi c’erano “tutti gli elementi per giustificare l’estradizione”. Ma fino a questa mattina nessuna risposta ufficiale era stata comunicata. Solo dopo giorni di silenzio è arrivata l’email con la notifica della “domanda respinta”, indirizzata alla Direzione Affari Internazionali.
Il mistero della risposta: tempistiche e retroscena
Le tempistiche restano un’incognita. Secondo alanews.it, al Ministero della Giustizia hanno fatto sapere che la richiesta era stata “sollecitata due volte” durante le festività natalizie. Dall’altra parte, i funzionari francesi assicurano di aver agito “con la consueta trasparenza”. Ma questa versione non convince tutti. “Fino a ieri pomeriggio da noi non era arrivato nulla di ufficiale”, spiega una fonte italiana. “Solo stamattina abbiamo saputo tutto dai giornali”. Le versioni non collimano. Nel mezzo ci sono i tempi lenti della burocrazia internazionale e una certa tensione palpabile nei corridoi del ministero.
Il caso giudiziario sotto i riflettori
Al centro della vicenda c’è Jean-Luc Carrière, 54 anni, ex consulente finanziario residente a Lione. È indagato dalla procura di Roma per presunte operazioni di riciclaggio legate a società offshore nel Mediterraneo. “I nostri elementi sono solidi”, assicura il procuratore aggiunto Francesco Ciardi, che sottolinea: “Non si tratta di semplici sospetti, ma di un’indagine basata su prove documentali consistenti”. Per l’Italia, il no francese pesa parecchio: “Ci aspettavamo più collaborazione su un reato così serio”, confida un funzionario vicino al dossier.
Dall’altra parte delle Alpi si punta invece sulla tutela dei cittadini. Secondo fonti vicine al ministero della Giustizia francese, “non ci sono i requisiti necessari per concedere l’estradizione”. Nel breve comunicato pubblicato oggi dall’ambasciata si legge che la decisione è stata presa “dopo un’attenta valutazione giuridica”, senza però entrare nei dettagli tecnici del diniego.
Ripercussioni sulle relazioni bilaterali
La notizia della domanda respinta ha subito fatto il giro delle agenzie italiane e francesi. Finora nessun commento pubblico dai ministri degli Esteri né dal premier Meloni o dal presidente Macron. Secondo quanto risulta ai nostri microfoni, però, il tema è stato affrontato in una breve telefonata tra gli staff diplomatici già ieri sera.
Il portavoce della Farnesina ha spiegato che “sono in corso contatti per chiarire perché non sia arrivata una risposta ufficiale entro i tempi previsti”. Tuttavia chi lavora sul dossier parla di un clima piuttosto “freddo” tra Roma e Parigi su questo caso. Un precedente poco confortante è ancora vivo: nel 2024 la Francia aveva già rifiutato due richieste simili, giustificando allora il no con motivazioni procedurali.
Qual è il futuro? Le mosse italiane
Per ora la Procura di Roma fa sapere che “il fascicolo resta aperto”. Anzi, sottolinea un magistrato, “stiamo valutando altre strade per collaborare a livello internazionale”. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: dall’intervento di Europol a nuove richieste attraverso Interpol.
A margine della giornata, una fonte diplomatica italiana mette in luce come questa vicenda non sia solo questione tecnica ma anche di fiducia reciproca tra due Paesi che condividono confini e valori europei. Un segnale chiaro: qui la partita non si chiude ancora.





