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Federigo Tozzi: trasferiti a Firenze i libri e manoscritti da Siena al Gabinetto Vieusseux

Firenze, 9 gennaio 2026 – Ora è ufficiale: tutti quei documenti, lettere e materiali personali sono custoditi nella stanza dell’Archivio Bonsanti al Gabinetto Vieusseux, proprio nel cuore di Firenze. Si tratta di una raccolta che racconta la vita e l’opera di alcuni tra i più importanti intellettuali italiani del Novecento. La notizia è stata data questa mattina dalla direzione della storica istituzione fiorentina, dopo mesi di lavoro intenso per catalogare e restaurare un patrimonio fragile, spesso trascurato.

Gabinetto Vieusseux, nuova casa per l’Archivio Bonsanti

Il Gabinetto Vieusseux, fondato nel 1819 e da sempre punto di riferimento per studiosi e appassionati di letteratura, diventa così il custode di un vero tesoro: carte, manoscritti, fotografie e lettere che hanno attraversato le stagioni culturali del nostro Paese. Dentro la stanza dedicata all’Archivio Bonsanti, ogni pezzo ha ora il suo posto preciso. La maggior parte del materiale arriva dalle donazioni degli eredi di Alessandro Bonsanti, scrittore, direttore e figura chiave della cultura italiana.

“Abbiamo lavorato con grande cura, cercando di rispettare l’identità dei documenti”, ha raccontato il direttore Glauco Bambi, che ha seguito da vicino le operazioni. “Molti pezzi erano sparsi o rischiavano di andare persi. Solo qui, con le condizioni climatiche controllate e l’esperienza del nostro staff, abbiamo potuto metterli in sicurezza”, ha aggiunto Bambi.

Dai manoscritti alle lettere inedite

Tra le carte conservate spiccano alcuni manoscritti autografi degli anni Trenta e Quaranta, quando Bonsanti era protagonista delle riviste culturali fiorentine e intratteneva rapporti con personalità come Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda. Sono testi scritti a matita, spesso su fogli sparsi, pieni di correzioni ai margini e annotazioni che mostrano la natura viva e incerta del lavoro creativo.

A colpire gli archivisti sono state anche alcune lettere inedite indirizzate a personaggi internazionali della scena artistica: ci sono missive a Jean-Paul Sartre, Italo Calvino e persino una cartolina spedita a Elsa Morante nell’estate del 1952 da Marina di Pietrasanta. “Rileggere quei passaggi – confessa la restauratrice Lucia Pera – è come entrare nella vita quotidiana dei grandi scrittori. Si scoprono dettagli piccoli ma preziosi, spesso personali, che dicono molto più dei saggi”.

Una risorsa per ricercatori e studenti

La raccolta – accessibile su prenotazione dal 15 gennaio secondo quanto annunciato dal Gabinetto Vieusseux – promette di diventare un punto d’incontro per studiosi da tutta Europa. “Le richieste stanno arrivando già numerose”, spiega la responsabile degli archivi storici, Francesca Galeotti: “Dottorandi dall’Università di Bologna, ricercatori da Lione e Monaco”. Nella stanza dell’Archivio Bonsanti, illuminata dalle lampade d’epoca e circondata da scaffali in noce scuro, ogni giorno si alternano visitatori curiosi e specialisti con i guanti bianchi.

Nei prossimi giorni alcune delle carte più delicate verranno digitalizzate. “Lo riteniamo indispensabile”, dice Galeotti. “Vogliamo condividere presto almeno una selezione dei documenti principali con il pubblico senza però mettere a rischio i materiali originali”.

La memoria culturale passa da Firenze

Questo nuovo deposito segna un passo importante nella tutela della memoria letteraria italiana. Non è la prima volta che il Gabinetto Vieusseux si fa carico di un compito simile: negli anni Novanta aveva già accolto le carte di Mario Luzi e Vasco Pratolini. Ma come sottolinea il presidente della Fondazione, Giovanni Corsi, “solo ora riusciamo a dare unità a un fondo che rischiava la dispersione”. Il valore storico supera quello dei singoli autori: insieme questi documenti raccontano uno spaccato vivido dell’intellettualità fiorentina tra le due guerre e nel dopoguerra.

Un dettaglio non passa inosservato agli esperti. In un angolo della stanza, sopra una teca piccola ma elegante, c’è una fotografia sbiadita: Bonsanti insieme a Montale durante una serata all’Antico Caffè delle Giubbe Rosse. “Immagini così valgono più di mille parole”, riflette Galeotti.

L’importanza della conservazione

La storia conservata nella stanza dell’Archivio Bonsanti è fatta di cose concrete: carta sottile, inchiostro che si sbiadisce piano piano, vecchie buste ingiallite dal tempo. Ogni pezzo affidato oggi alla cura degli archivisti fiorentini tiene vivo quel filo invisibile che lega Firenze alla sua grande tradizione culturale. È una responsabilità che pesa ma dà senso al lavoro quotidiano degli addetti ai lavori. E regala alla città un altro luogo dove la memoria continua a vivere.

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