Roma, 19 gennaio 2026 – Enrico Paoletti, 61 anni, è morto ieri mattina nella sua casa di via Leone IV, nel quartiere Prati. Era malato da tempo, una malattia che negli ultimi mesi lo aveva ormai quasi sopraffatto. Gli amici più stretti raccontano che nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate molto. Sabato mattina, verso le 7.30, la compagna Anna ha chiamato i soccorsi. Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile. I medici del 118 arrivati poco dopo hanno dichiarato il decesso.
Una diagnosi difficile da affrontare
La scoperta della malattia risale al 2022: un tumore. Chi lo conosceva ricorda come Enrico l’avesse preso di petto, “con grande lucidità fin dall’inizio”. Operato a luglio di quell’anno e seguito con terapie a cicli regolari al Policlinico Gemelli. Ci sono stati ricoveri qua e là, la speranza era quella di tenere tutto sotto controllo. Ma dall’estate scorsa la situazione si è complicata: “Non riusciva più a lavorare come prima”, spiega l’amico e collega Giovanni Rizzo, “ma non voleva che ci fermassimo a parlarne ogni volta”.
Un volto noto tra Prati e Balduina
Roma era la sua città, in particolare i quartieri di Prati e Balduina, dove è cresciuto e vissuto tutta la vita. Ex responsabile amministrativo in un’azienda di forniture per uffici, si era ritirato dal lavoro nel 2023. Ogni mattina passava al bar di via Ottaviano per un caffè al banco, il giornale sotto il braccio e qualche chiacchiera con chi lavorava lì. “Sapeva ascoltare”, racconta Andrea, il barista, “e anche nei momenti difficili trovava sempre modo di scherzare”.
Famiglia e gli ultimi giorni a casa
Separato dal 2014, aveva due figli adulti – Silvia e Marco – che negli ultimi tempi hanno passato molto tempo con lui nella casa di via Leone IV. La compagna Anna, venuta da Fiumicino, lo ha assistito con l’aiuto di un’infermiera dell’Asl negli ultimi mesi. La fatica aumentava giorno dopo giorno: muoversi diventava sempre più difficile. Ma Enrico voleva restare nella sua casa. Passava i pomeriggi guardando la televisione o ascoltando la radio. Qualche amico gli portava del pane fresco o semplicemente passava a salutarlo.
Il quartiere si ferma per salutarlo
La notizia della sua morte si è sparsa subito sabato mattina. Al citofono del palazzo è comparso un biglietto scritto a mano: “Ciao Enrico, ci mancherai”. Nel corso della giornata molte persone hanno lasciato fiori all’ingresso dell’edificio. “Era uno di quei volti che danno vita a una strada”, dice Luca, commerciante della zona. I funerali sono fissati per martedì alle 10 nella parrocchia di San Gioacchino in Prati. Alcuni amici hanno annunciato che racconteranno qualche aneddoto personale durante la cerimonia.
Ricordi dal lavoro e dalla vita quotidiana
Ex colleghi ricordano il suo rigore sul lavoro ma anche “la battuta pronta quando le riunioni si facevano tese”. In azienda era apprezzato per il senso pratico: “Aveva imparato tutto sul campo”, racconta un ex dirigente, “e trovava sempre una via d’uscita”. Da pensionato si dedicava all’orto sul balcone e alle gite in bicicletta lungo il Tevere.
Un’eredità fatta di piccoli gesti
Nel quartiere Enrico si distingueva per quei gesti semplici ma costanti: aiutava una vicina con la spesa ogni venerdì e dava una mano nelle raccolte solidali della parrocchia. Niente grandi imprese ma tanta attenzione per chi gli stava intorno. E proprio quei piccoli gesti oggi vengono ricordati con più forza da chi lo ha conosciuto.
Chi resta parla piano davanti al portone o lungo via Leone IV. La malattia l’aveva cambiato nel corpo ma non nell’animo: “Sapeva cosa stava succedendo da tempo”, confida Anna, “ma non ha mai voluto farlo pesare”. In quelle parole c’è tutto il ricordo di una vita normale fatta di legami semplici e discreti.





