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Controversia su Ghali a Milano-Cortina: Abodi blocca dichiarazioni, Lega e Pd-M5s si scontrano sull’Eurovision

Milano, 27 gennaio 2026 – Una mozione della Lega in Regione Lombardia ha acceso nuovamente la polemica intorno all’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Milano tra poco più di tre mesi. Nel mirino c’è uno degli artisti scelti per rappresentare l’Italia, il cantante italo-palestinese Tariq Nasser, definito “fanatico pro palestinese” dalla mozione leghista. La questione, che ormai da settimane divide maggioranza e opposizione, ruota proprio attorno alla sua partecipazione con il brano “Confini”. Dalla parte opposta, Pd e Movimento 5 Stelle denunciano quella che chiamano una vera e propria “censura preventiva”.

Eurovision e polemiche politiche: la posizione della Lega

La mozione, discussa martedì pomeriggio a Palazzo Lombardia, invita la Rai a “controllare i messaggi degli artisti in gara e garantire la neutralità dell’evento”. Nel testo si fa esplicito riferimento a Nasser, accusato da alcuni consiglieri di aver preso pubblicamente posizioni filopalestinesi negli ultimi mesi, sia in interviste sia durante i concerti. A riferirlo è stato il capogruppo leghista Fabrizio Cecchetti. Per la Lega, esiste il rischio concreto che l’evento venga usato come strumento politico, soprattutto in un momento delicato segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni interne.

Non è un colpo a sorpresa. Solo una settimana fa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva richiamato tutti a “fare attenzione sui temi sensibili” durante le manifestazioni internazionali ospitate in Italia. Da lì la Lega ha deciso di portare formalmente la questione in Consiglio regionale.

La reazione dell’opposizione: ‘Attacco alla libertà d’espressione’

Pd e M5S hanno subito parlato chiaro: si tratta di un tentativo di “censura preventiva” che mira a mettere il bavaglio agli artisti. La segretaria lombarda del Pd, Silvia Roggiani, ha detto che l’Eurovision deve restare “uno spazio libero per la creatività, non una passerella dove passare al setaccio le idee”. Sulla stessa linea il pentastellato Dario Violi, che ha definito questa mossa “un precedente pericoloso” perché vorrebbe scegliere chi può salire sul palco non per talento ma per le opinioni personali.

Anche dal mondo della musica arrivano prese di posizione solidali con Nasser. Tra gli altri, la cantautrice Malika Ayane e il direttore artistico della scorsa edizione, Claudio Baglioni, hanno espresso sostegno al cantante. Ayane ha scritto su X: “L’arte deve poter raccontare anche le cose difficili del presente senza filtri politici”, rilanciando l’hashtag #EurovisionLibero.

Nasser rompe il silenzio: ‘Parlo solo di umanità’

Nel corso della mattinata è arrivata anche la risposta diretta di Tariq Nasser. Nato a Milano nel 1996 da madre italiana e padre palestinese di Hebron, durante un’intervista radiofonica su Radio Popolare ha voluto chiarire: “Sul palco non porto bandiere né slogan politici. Racconto storie che conosco. Parlo solo di umanità e convivenza”. Ha ammesso di sentirsi sotto pressione – “Ricevo decine di messaggi ogni ora” – ma ha confermato la sua intenzione di cantare davanti a tutti senza etichette.

Fonti Rai hanno fatto sapere che non ci saranno cambiamenti nella selezione già effettuata e che gli artisti sono stati scelti solo sulla base dei loro meriti artistici. Una posizione che lascia però aperta la polemica.

Precedenti e possibili sviluppi alla vigilia della kermesse

Non è certo la prima volta che l’Italia arriva all’Eurovision con qualche tensione politica alle spalle. Nel 2019 si era parlato molto della canzone di Mahmood; nel 2022 alcune associazioni avevano sollevato dubbi sul significato del brano in gara.

Questa volta però lo scontro arriva in un contesto internazionale molto più teso, con l’escalation tra Israele e Hamas sullo sfondo e le comunità straniere in Italia che hanno preso posizione con appelli accesi. L’organizzazione dell’evento milanese resta confermata: dal 12 al 16 maggio si aspettano migliaia di visitatori. In Prefettura sono già state fatte due riunioni operative con le forze dell’ordine per definire misure di sicurezza “rafforzate”, come spiegato ieri dal questore Giuseppe Petronzi.

Al momento nessun cambiamento ai regolamenti Rai sugli artisti ammessi, ma il dibattito è tutt’altro che chiuso. Nei corridoi della Regione si attende la risposta ufficiale della Rai mentre sui social infiammano le discussioni.

Solo nelle prossime settimane si capirà se questa mozione della Lega sarà un episodio isolato o aprirà un nuovo fronte nella battaglia sulla presenza della politica nei grandi eventi culturali internazionali ospitati nel nostro Paese.

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