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Conte: dialogo aperto per un governo serio in Sicilia, priorità ai programmi e candidati competitivi

Roma, 24 febbraio 2026 – «Prima i programmi, poi si vedrà chi è il candidato più competitivo». A dirlo è un dirigente del Partito Democratico, al termine di un’altra lunga riunione notturna nella sede di via Sant’Andrea delle Fratte. Il clima che si respira tra i vertici è questo: a tre mesi dalle elezioni amministrative, la partita sulle candidature — soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano e Napoli — è ancora tutta da giocare. E il tempo sta per scadere.

I programmi al centro della scena: la mossa del Pd

Da giorni, anzi forse settimane, nel Pd si parla poco di nomi e molto di linee guida da proporre agli elettori. «Dobbiamo partire dai contenuti», ha detto ieri sera una consigliera comunale milanese, appena uscita da una riunione durata più di tre ore. L’attenzione è tutta sulle priorità: lavoro, sanità, casa. Secondo un documento interno visto da alanews.it, i vertici avrebbero deciso di “definire un’agenda condivisa” prima di aprire il dibattito sulle candidature.

Una strategia pensata per evitare le spaccature degli anni scorsi e tenere insieme le varie anime del partito. Ma la pressione cresce ogni giorno. Dai territori — soprattutto Lazio e Lombardia — arriva la richiesta di certezze: «Gli elettori vogliono sapere chi sarà il loro sindaco, non aspettare fino all’ultimo», confida un segretario di circolo romano.

Roma sotto i riflettori: niente accordi e tanti nomi sul tavolo

Il nodo più difficile resta quello di Roma, dove una figura in grado di unire ancora non c’è. Nei corridoi del Nazareno si fanno i nomi di Roberto Gualtieri, sindaco uscente, e della deputata Cecilia D’Elia, ma nessuna decisione definitiva è stata presa. Situazione simile a Milano: qui il centrosinistra sta valutando se puntare sulla riconferma dell’assessora ai Trasporti, Arianna Censi, oppure cercare una candidatura civica in grado di pescare voti al centro.

Nel comunicato diffuso ieri sera, il responsabile enti locali del partito ha sottolineato che “le alleanze sono ancora tutte da costruire”, lasciando capire che il dialogo con il Movimento 5 Stelle e la sinistra radicale resta incerto. Un equilibrio delicato. «Se mettiamo i nomi prima dei programmi rischiamo di spaccarci», ammette un esponente lombardo della segreteria.

Alleati in attesa e il tempo che scorre veloce

Le alleanze agitano anche i partner del Pd. Fonti vicine a Giuseppe Conte hanno fatto trapelare qualche “perplessità” sulle modalità finora adottate: «Siamo pronti a parlare — dicono dal Movimento — ma serve chiarezza sugli obiettivi». Lo stesso messaggio arriva da esponenti di Sinistra Italiana, che chiedono “un confronto vero su ambiente e sociale”, specialmente a Milano.

E poi c’è la questione dei tempi. Tra i Dem serpeggia il timore di arrivare a marzo senza intese né su programmi né su candidati. Una scadenza ravvicinata che mette sotto pressione gli staff locali. Un dirigente campano riassume così l’atmosfera: «Tutti parlano di visioni comuni, ma alla fine conta chi si siede sulla poltrona».

Interni agitati e base che spinge per chiarezza

Non mancano le tensioni interne. L’ala più giovane — quella vicino al segretario regionale laziale — insiste per primarie aperte e trasparenti. C’è chi parla addirittura di “stallo pericoloso”. Una consigliera comunale romana presente all’ultimo incontro in Campidoglio racconta: «La gente ci ferma per strada e chiede chi sarà il candidato. Anche questo pesa».

Secondo osservatori interni, l’idea di mettere prima i programmi nasce anche dalle difficoltà delle ultime regionali, dove le divisioni sui candidati hanno pesato sul risultato finale. Ora si prova a cambiare passo.

La partita resta aperta: attesa ai piani alti

In questo quadro le prossime settimane saranno decisive. Il responsabile organizzazione del Pd ha promesso che “non ci saranno decisioni calate dall’alto”, garantendo un coinvolgimento della base nella stesura dei programmi cittadini. Ma nel Nazareno prevale una sensazione d’attesa: solo quando l’agenda sarà pronta si deciderà sui nomi.

Intanto gli avversari osservano e preparano mosse nuove. Ma nei bar vicino a via del Tritone, tra un caffè e qualche taccuino aperto, la domanda resta sempre quella: quale sarà il volto nuovo o vecchio del centrosinistra? Per ora dal partito rispondono senza tentennamenti: «Prima i programmi, poi vedremo chi davvero può vincere».

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