Roma, 24 febbraio 2026 – La Camera dei Deputati ha dato ieri sera il via libera, con un voto all’unanimità, alla proposta di legge messa a punto nei mesi scorsi dalla commissione Affari Costituzionali. Il governo ha espresso un parere favorevole nel corso della seduta, chiudendo così una fase parlamentare durata quasi tre mesi. Una riforma che i principali gruppi hanno definito “necessaria per aggiornare le regole alle esigenze del Paese”, come ha sottolineato la relatrice, onorevole Elena Riva, durante il suo intervento in Aula.
Maggioranza e opposizione unite come non mai
La giornata di lunedì è iniziata poco dopo le 9, con l’arrivo dei primi deputati in piazza Montecitorio. Nei corridoi, poche tensioni, raccontano i cronisti parlamentari: un clima sereno che ha messo in evidenza una sintonia insolita tra maggioranza e opposizione. Il testo della legge, già rivisto in commissione la scorsa settimana, è stato presentato brevemente dal presidente della Camera, Lorenzo De Santis. “Un lavoro condiviso – ha detto – nato da un confronto aperto e reciproco”.
Alle 18.30 la votazione elettronica ha confermato l’intesa: tutti i gruppi parlamentari hanno votato a favore. “Un risultato importante – ha commentato l’onorevole Francesca Dal Pozzo (PD) – che dimostra come si possa mettere da parte la politica quando serve l’interesse collettivo”. Dallo stesso tono anche Andrea Filippi (FI): “Un clima costruttivo. Questo Parlamento può ancora mostrare senso di responsabilità”.
Il governo guida la fase finale: cosa aspettarsi
Nel dibattito del pomeriggio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Massimo Ferri, ha ricordato che l’esecutivo aveva già espresso il proprio ok in commissione. Un appoggio confermato in Aula: “Abbiamo seguito tutto il percorso sin dall’inizio e condiviso le linee principali”, ha spiegato Ferri ai giornalisti. Dalla maggioranza sono arrivati sorrisi di soddisfazione: era chiaro che il governo puntasse a un’intesa ampia.
Adesso il testo passa al vaglio del Senato, con l’iter che potrebbe chiudersi nel giro di qualche settimana. I tempi sono stretti, assicurano fonti interne a Palazzo Madama: “L’obiettivo è concludere entro marzo”, fa sapere un esponente di Fratelli d’Italia. Solo dopo il via libera definitivo la riforma potrà entrare in vigore.
Riforma: cosa cambia davvero
Il dossier distribuito ai deputati spiega come la proposta intervenga su vari punti dell’ordinamento attuale. Tra le novità ci sono alcuni cambiamenti procedurali, che saranno messi in pratica con futuri decreti attuativi. “È una modernizzazione necessaria”, ha ribadito Elena Riva durante il dibattito. Alcuni dettagli tecnici hanno richiesto approfondimenti in commissione, ma alla fine il testo votato resta fedele all’idea originaria.
Tra i punti principali spiccano l’allineamento delle norme agli standard europei e nuove garanzie per la trasparenza nella gestione pubblica. Non sono previsti stravolgimenti nelle competenze degli enti coinvolti: una scelta voluta per “evitare bruschi cambiamenti e garantire una transizione ordinata”, ha spiegato la relatrice.
Le reazioni politiche dopo il voto
Dopo lo scrutinio, i gruppi hanno diffuso comunicati simili tra loro. “Una pagina positiva per il Parlamento”, si legge nel documento firmato dai capigruppo di PD, FI, M5S e Lega. Sulla stessa linea anche esponenti minori come Lucia Bassi (Verdi-Sinistra), secondo cui questa votazione “dimostra che l’Italia sa ancora fare squadra quando conta”.
Qualche voce fuori dal coro non è mancata però. Fabio Conte (Azione) ha ammesso: “Ci aspettavamo più coraggio su certi temi”, pur confermando il sì per “senso di responsabilità”. Anche sui social si alternano commenti positivi e qualche critica da parte di osservatori esterni: “Si poteva fare qualcosa in più”, scrive un analista vicino al settore.
La strada avanti e le attese nel Paese
Per vedere i primi effetti concreti della riforma bisognerà attendere i decreti attuativi, che il governo conta di varare entro l’estate. I tecnici del ministero competente sono già al lavoro sulle bozze iniziali; alcune misure potrebbero entrare in vigore prima dell’autunno.
All’uscita dall’Aula in Piazza Montecitorio diversi deputati si sono fermati a parlare con i giornalisti. “Un voto che segna una svolta – forse non rivoluzionaria ma comunque importante per dare al Paese strumenti più adeguati”, confida Gianni Re (Lega). La sensazione generale è quella di un passaggio istituzionale svolto senza clamori ma con un consenso raro negli ultimi anni.
Camera dei Deputati, governo, parere favorevole, riforma, votazione unanime: parole chiave per raccontare la giornata romana del 24 febbraio 2026. Ora tutta l’attenzione si sposta sul Senato.





