Genova, 15 febbraio 2026 – In Liguria, il settore delle energie rinnovabili ha lasciato un segno tangibile: circa 250 milioni di euro generati e ben 1.450 nuovi posti di lavoro negli ultimi dodici mesi. A svelare i numeri è stato questa mattina Stefano Lombardi, presidente dell’Associazione Imprese Energia Rinnovabile (AIER), intervenuto a Palazzo Ducale durante la conferenza “Transizione energetica e sviluppo territoriale”, promossa dalla Regione Liguria con le principali associazioni di categoria.
Energia pulita, lavoro concreto
Lombardi ha messo in luce come la spinta verso le fonti pulite – soprattutto solare, eolico e biomasse – stia davvero facendo la differenza. “Abbiamo creato 1.450 posti di lavoro, tra nuove installazioni, manutenzione degli impianti e servizi collegati”, ha detto dal palco. Il valore economico stimato intorno ai 250 milioni di euro considera investimenti diretti e indotto. Numeri che raccontano il peso dei progetti già attivi e quelli partiti fra fine 2024 e primo trimestre 2026.
Un dato che, secondo Lombardi, “vale più di mille slide per capire quanto la transizione energetica sia un vero volano per lo sviluppo”. In prima fila in sala, i rappresentanti di aziende come Ansaldo Energia e alcune realtà del Ponente hanno annuito, confermando un clima di fiducia nel settore.
Da Savona a Imperia: dove si muove l’energia
Nel dettaglio, gli investimenti si concentrano soprattutto nelle province di Savona e Imperia, con diversi parchi fotovoltaici di media taglia in costruzione. Alcune aziende hanno avviato progetti pilota vicino ad Albenga e nella piana di Vallecrosia, mentre nell’entroterra genovese sono partite nuove installazioni a biomasse, anche grazie a fondi regionali. Questi interventi non solo riducono i costi energetici per imprese e famiglie, ma aiutano a mantenere sul territorio competenze e risorse, spiega Lombardi.
A confermare la tendenza ci sono i dati del consorzio Liguria Green Energy. Il direttore tecnico Marco Parodi racconta: “Negli ultimi due anni le richieste per nuovi impianti solari sono raddoppiate, specialmente nelle aree industriali dismesse”. È una trasformazione silenziosa che sta cambiando il volto della regione, sia nel paesaggio sia nell’economia locale.
Burocrazia: il freno nascosto
Nonostante i risultati positivi, però, resta il problema della burocrazia. Gli operatori denunciano tempi troppo lunghi per le autorizzazioni. Lombardi è netto: “Ci vogliono in media 16 mesi per avere tutte le carte in regola su un impianto medio”. Tempi che rischiano di frenare lo sviluppo del settore. Le associazioni chiedono procedure più snelle e soprattutto chiarezza sui vincoli paesaggistici, spesso fonte di ostacoli inattesi.
La Regione Liguria promette novità. L’assessore allo Sviluppo Economico Andrea Benveduti ha assicurato che si sta lavorando a una normativa più snella per attrarre investimenti privati. Nel frattempo, circolano voci su nuovi fondi internazionali pronti a investire almeno 90 milioni tra fine 2026 e il 2027 nei progetti off-shore tra Varazze e Andora.
Lavoro nuovo e speranze sul futuro
Mentre i dati scorrono sul maxischermo della sala, imprenditori come Giuseppe Raggi, titolare di un’azienda fotovoltaica a Sarzana, raccontano l’impatto reale della crescita: “L’anno scorso abbiamo assunto sette giovani tecnici; senza gli incentivi sarebbe stato impossibile”. I sindacati – soprattutto Filctem Cgil – sottolineano ora l’urgenza di garantire contratti stabili non solo durante i cantieri ma anche nel funzionamento degli impianti.
Tra gli operatori c’è ottimismo ma anche prudenza. Molti ricordano che questo boom è stato spinto dai fondi del PNRR e dagli incentivi statali ancora attivi. Solo quando queste spinte finiranno si capirà se il settore avrà raggiunto una vera svolta strutturale o resterà solo un fenomeno temporaneo.
Guardare avanti senza fermarsi
Nel tardo pomeriggio, fuori da Palazzo Ducale un gruppo di tecnici e funzionari si trattiene ancora a discutere. Lombardi chiude con un richiamo alla continuità: “Fare davvero la differenza con la transizione energetica vuol dire pensare alla Liguria tra dieci anni. Non basta guardare ai numeri di oggi”. Un’idea condivisa da molti addetti ai lavori convinti che solo con una visione chiara sul lungo termine la regione potrà giocarsi una partita importante nel campo delle energie rinnovabili.





