Firenze, 26 gennaio 2026 – Un flusso continuo di visitatori, code ordinate che si allungano da via Cavour fino all’ingresso, sguardi incantati davanti alle sale affrescate: il Museo di San Marco ha superato quota 100.000 ingressi per la grande mostra dedicata al Beato Angelico, aperta dal 1° ottobre scorso nella città toscana. Un risultato che, nelle parole della direttrice Cristina Acidini, “ripaga mesi di lavoro e uno sforzo sentito dalla città e dal Ministero”.
Beato Angelico e Firenze, un legame ritrovato
Da lunedì a sabato, dalle 8.15 alle 13.50, le stanze dell’antico convento hanno accolto turisti stranieri – “molti francesi e tedeschi”, racconta una delle custodi, Marta – e tanti abitanti della città, curiosi soprattutto per il restauro della Annunciazione e per una selezione di codici miniati arrivati in prestito dalla Biblioteca Laurenziana. La mostra, intitolata semplicemente “Angelico”, riunisce 34 opere tra tavole, affreschi staccati e disegni: pezzi mai esposti insieme prima d’ora, recuperati da chiese e collezioni private.
La direttrice Acidini sottolinea la “dimensione intima” dell’esposizione, pensata “per avvicinare il pubblico alla spiritualità dell’artista e al ruolo che ha avuto nella storia culturale di Firenze”. Una scelta che – dati alla mano – sembra aver pagato. Il flusso di visitatori è salito del 40% rispetto allo stesso periodo autunnale dello scorso anno. A metà novembre erano già oltre 60mila le presenze. Un risultato che mancava dal 2019.
Un pubblico vario: famiglie, scuole, viaggiatori da tutta Europa
Nel registro degli ingressi – una lunga lista scritta a mano con calligrafie diverse – si leggono commenti di scolaresche, anziani e piccoli gruppi guidati. “Non mi aspettavo tanta luce nei colori”, si legge in un messaggio firmato da una coppia di Amsterdam. Francesca, insegnante elementare di Prato, racconta: “Abbiamo scelto questa mostra per far capire ai ragazzi cos’è il Rinascimento, partendo dai dettagli dei volti e delle mani”.
Secondo gli organizzatori, tra il 60% e il 65% dei visitatori arriva dall’estero. Il biglietto singolo costa 8 euro – prezzo invariato dal 2023 –, mentre scolaresche e gruppi hanno diritto a riduzioni. L’afflusso maggiore si concentra nei fine settimana: si superano spesso i 1.500 biglietti tra sabato pomeriggio e domenica mattina.
Spiritualità raccontata con la tecnologia
Non solo quadri e affreschi. La direzione del Museo San Marco ha puntato anche su installazioni digitali: nella sala del Refettorio c’è una videoproiezione che mostra tutte le fasi della creazione della celebre Annunciazione. I visitatori possono sedersi sulle panche originali in legno scuro e osservare da vicino pigmenti e materiali grazie a lenti ottiche messe a disposizione dal museo.
“Le nuove tecnologie aiutano ad avvicinare i giovani a un patrimonio che altrimenti rischierebbe di sembrare lontano”, spiega la curatrice scientifica Valentina Zucchi illustrando la collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze. Un’intesa che ha portato nel museo molti studenti per laboratori e workshop.
L’effetto sulla città: turismo culturale in crescita
L’eco della mostra si fa sentire anche nelle attività intorno al museo. Nelle caffetterie tra via Cavour e piazza San Marco il tema torna spesso nelle chiacchiere mattutine: “Ogni sabato vedo almeno venti clienti in più del solito”, dice Paolo, titolare di un bar storico all’angolo con via degli Arazzieri.
Secondo i dati diffusi dal Comune, l’indotto sul territorio – tra visite guidate, pernottamenti e consumazioni – è cresciuto del 15% nell’ultimo trimestre. L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi definisce la mostra “un motore per rilanciare il turismo intelligente e la fruizione responsabile dei luoghi d’arte”.
Verso la chiusura: possibile proroga in vista
Dopo aver raggiunto i 100.000 visitatori, in Comune si parla già di allungare la durata della mostra oltre la data fissata del 10 febbraio. “Stiamo valutando”, conferma Acidini sottolineando le molte richieste arrivate negli ultimi tempi.
Se sarà confermata la proroga, la mostra continuerà a essere uno dei poli culturali più frequentati di Firenze anche nel mese successivo. Intanto i numeri raccolti raccontano – senza bisogno di grandi parole ma con chiarezza – il successo di una scommessa giocata tutta sui dettagli, sulla cura minuziosa e sulla forza silenziosa delle opere del Beato Angelico.





