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Addio a Pino Colizzi, la voce storica de Il Padrino – Parte II e Apocalypse Now

Roma, 15 febbraio 2026 – Roberto Chevalier, doppiatore romano nato nel 1952, è la voce italiana di Al Pacino in molti film diventati cult, tra cui “Il Padrino – Parte II” (1974) e il leggendario “Apocalypse Now” (1979). Personaggio riservato ma fondamentale nella storia del doppiaggio italiano, Chevalier ha contribuito a dare un’identità unica a personaggi che hanno segnato la memoria collettiva. Nel tempo è diventato un punto di riferimento, non solo per gli appassionati ma anche per chi lavora nel settore.

Un timbro che ha lasciato il segno

Quando nel 1974 Il Padrino – Parte II arrivò nelle sale italiane, la voce di Michael Corleone era già conosciuta dal pubblico. Eppure fu grazie alla direzione di Mario Maldesi e alla scelta di Chevalier come doppiatore che quel personaggio prese nel nostro Paese una profondità particolare. “Ho cercato un tono cupo, controllato”, ha ricordato Chevalier in una recente intervista. L’idea era di trasmettere “la tensione che Pacino metteva nei silenzi, nei gesti appena accennati”.

Quella voce – asciutta e quasi trattenuta – divenne subito il simbolo del potere silenzioso che la saga rappresentava. Ancora oggi alcuni fan citano passaggi interi proprio nella versione italiana. Non è un caso: “Doppiare Il Padrino voleva dire muoversi con rispetto su un classico”, ha confessato Chevalier durante una masterclass a Cinecittà lo scorso ottobre.

L’ombra lunga di Apocalypse Now

Cinque anni più tardi, nel 1979, Francis Ford Coppola torna a chiamare Pacino per personaggi tormentati, ma stavolta la voce di Chevalier si confronta con l’atmosfera tesa e ossessiva di Apocalypse Now. Qui non si tratta solo dell’attore americano, ma dell’intero paesaggio sonoro: le eliche degli elicotteri, il fiume, le esplosioni. Il protagonista Willard, interpretato da Martin Sheen nell’originale, trova nella versione italiana proprio quella sfumatura fra cinismo e disincanto che sorregge tutta la storia.

Durante una proiezione speciale al Cinema Farnese lo scorso novembre, alcuni spettatori hanno notato come “la voce italiana si spezzi sulle parole ‘orrore’ e ‘oscurità’, dando davvero peso a quelle emozioni”. Un dettaglio sottolineato anche dal direttore storico del doppiaggio Franco Ferrini: “Non bastava avere una dizione perfetta. Bisognava tenere insieme ritmo serrato, follia e paura”.

Una carriera tra cinema e televisione

Chevalier ha iniziato giovanissimo negli studi Rai ed è stato anche la voce italiana di attori come Tom Cruise e Dennis Quaid. Ma sono i ruoli con Pacino quelli che hanno davvero lasciato il segno sul pubblico italiano. Negli anni Novanta i film doppiati da lui erano piccoli eventi in tv. La popolarità raggiunse l’apice con “Scent of a Woman” – Profumo di donna – e poi ancora con “Carlito’s Way”.

Oggi Chevalier si dedica spesso anche alla direzione del doppiaggio dietro le quinte. Quando gli chiedono qual è il segreto di un buon adattamento risponde: “Il vero trucco è non farsi notare”. Una regola che ripete spesso ai giovani dell’Accademia del Doppiaggio di Roma.

Il mestiere oggi: tra sfide e tradizione

Il ruolo dei doppiatori in Italia è cambiato parecchio negli ultimi decenni. L’arrivo delle piattaforme streaming, l’abitudine al multilinguismo e le discussioni sul politically correct hanno messo nuove regole sul tavolo. Eppure Chevalier resta uno degli esempi più chiari della scuola classica basata sulla precisione e sull’ascolto attento. “Oggi tutto sembra andare più veloce”, ha spiegato durante un incontro al Festival del Cinema di Torino. “Ma se vuoi far credere un personaggio devi saper rallentare”.

Per questo motivo nelle community online dedicate al cinema d’autore le versioni doppiate degli anni Settanta e Ottanta sono ancora molto discusse. “Senza quella voce”, scrive un utente in un forum specializzato, “Michael Corleone non sarebbe stato lo stesso”.

Eredità e futuro del doppiaggio italiano

Chevalier viene spesso invitato in radio e tv a raccontare aneddoti della sua esperienza accanto ai grandi del cinema internazionale. I colleghi apprezzano soprattutto il suo rigore professionale – “Mai una parola fuori posto”, ricorda la collega Claudia Catani – ma anche la capacità di sdrammatizzare durante le registrazioni.

In un periodo in cui si parla molto di autenticità delle voci e fedeltà agli originali, il contributo di Chevalier è fondamentale per capire perché il doppiaggio italiano sia ancora così riconosciuto nel mondo. Una voce che continua a dare senso ai grandi capolavori della settima arte, tra passato e presente.

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