Roma, 16 febbraio 2026 – «Le farmacie sono ormai un vero presidio di sanità pubblica, un punto di riferimento quotidiano per chiunque», ha detto questa mattina Vincenzo Scalzo, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi), durante un incontro a Palazzo delle Professioni in via Torino. Un momento importante, visto che il sistema sanitario nazionale è sotto pressione: richieste in aumento e carenza di personale costringono a trovare soluzioni per garantire accesso e presenza su tutto il territorio.
Farmacie, il primo contatto con la salute sul territorio
Per Scalzo, la rete delle farmacie si è trasformata in «un presidio sanitario facile da raggiungere e familiare, presente ovunque, dai piccoli paesi alle grandi città, spesso aperta anche nei giorni festivi». I numeri parlano chiaro: nel 2025 si sono superati i 4 milioni di ingressi al giorno in tutta Italia. Sono ben 19mila le farmacie distribuite sul territorio, più di 8mila solo nelle zone rurali o periferiche.
Ma non è solo questione di medicinali. Scalzo sottolinea che oggi la farmacia «offre molto di più: dalla misurazione della pressione ai test della glicemia, dalle vaccinazioni alle informazioni per prevenire malattie». E poi c’è l’ascolto: «Il farmacista non è solo chi consegna il farmaco, ma anche chi dà una mano con un consiglio». Un ruolo che si è fatto ancora più evidente durante la pandemia e le campagne vaccinali successive.
Servizi ampliati e nuove competenze
Le farmacie italiane offrono oggi una serie di servizi sempre più ampia: rilascio di certificati vaccinali, prenotazioni per visite specialistiche tramite Cup, telemedicina. Dal 2024 possono somministrare vaccini antinfluenzali e anti-Covid anche agli adulti fragili, grazie al decreto ministeriale 77/2022. Scalzo ricorda che solo lo scorso autunno «quasi il 12% delle dosi antinfluenzali è stato somministrato nelle farmacie». Un cambio significativo che permette ai cittadini di evitare spostamenti e lunghe attese per prestazioni semplici.
Non mancano però le difficoltà. «Per offrire questi servizi serve formazione costante – ammette Scalzo –, strumenti digitali che dialoghino con la medicina territoriale e un giusto riconoscimento economico per il lavoro extra». Dal Ministero della Salute assicurano che stanno studiando una revisione delle tariffe, ma al momento non c’è ancora nulla di ufficiale.
Farmacisti e medici: un’alleanza da rafforzare
Uno dei nodi principali resta il rapporto tra farmacisti e medici di famiglia. Scalzo è chiaro: «Non vogliamo sostituirci ai medici, ma diventare alleati concreti sul territorio». In alcune regioni pilota – come Lombardia ed Emilia-Romagna – sono partiti progetti per una presa in carico condivisa: i pazienti possono fare screening e controlli in farmacia, con i dati condivisi in tempo reale con il medico.
I primi risultati sono incoraggianti: nelle province coinvolte si registra un calo del 7% negli accessi impropri al pronto soccorso. Un segnale che convince anche i medici di famiglia. Maurizio Albanese, segretario Smi Lazio, spiega: «Il farmacista può intercettare bisogni emergenti e indirizzare subito il paziente verso lo specialista».
Le sfide davanti a noi
Scalzo guarda al futuro puntando su alcuni fronti chiave. Primo fra tutti il ricambio generazionale, visto che oggi circa il 23% dei titolari ha più di 60 anni. Poi c’è la digitalizzazione – un passaggio fondamentale – e l’allargamento dei servizi nelle aree interne. «Serve un nuovo patto per la salute che coinvolga farmacie, Asl ed enti locali», insiste.
Le risorse però sono limitate: nella legge di bilancio 2026 ci sono 120 milioni di euro in più per ampliare i servizi farmaceutici. Non tutti però pensano che sia abbastanza. Ma tra gli operatori regna ancora ottimismo. Nel salone del Palazzo delle Professioni alcuni farmacisti raccontano la loro quotidianità. Martina Greco, farmacista a Monterotondo, dice: «Siamo spesso il primo vero ascolto». E aggiunge: «La gente si fida».
In mezzo a turni serali, ricette elettroniche e misuratori vari si capisce cosa vuol dire oggi essere un vero avamposto della sanità pubblica: vicinanza reale alla gente, soprattutto quando gli ospedali sono lontani.





